venerdì 29 maggio 2009

Edina e la "Rivista Sarda"

Edina Altara collaborò con la Rivista Sarda nel 1919 e nel 1920. Nel numero 2 del 1919 realizzò una illustrazione a tutta pagina intitolata "Nicolava". Mentre nel numero triplo 5-6-7 dello stesso anno realizzò una splendida copertina a due colori. L'anno dopo, nel maggio del 1920, Edina realizzò una testatina intitolata "Canto per i morti di Sardegna". Nello stesso numero compare una elaborazione artistica di una foto di Edina fatta dal pittore bosano Melkiorre Melis a corredo di un articolo in cui si parla degli artisti sardi dell'epoca. Oltre una pagina è dedicata, appunto, a Edina Altara. La direzione artistica della "Rivista Sarda, politica - economica - letteraria - artistica", (Roma, 1919-1924), nel 1920 fu affidata a Melkiorre Melis.

Più in basso riportiamo il testo integrale dell'articolo, mentre per vedere le pagine e le illustrazioni della Rivista Sarda è possibile cliccare qui. Le riviste sono tutte di proprietà della biblioteca universitaria di Sassari.
Edina Altara
Per quanto sia una nostra ottima collaboratrice non avemmo mai occasione di parlare di Edina Altara, e, crediamo che, all'infuori dei cronisti isolani, nessuno dei critici sardi si sia occupato di questa nostra genicissima giovinetta. Molte riviste italiane ci hanno detto a suo tempo tutto il bene che Edina Altara si è meritato nelle mostre fatte a Torino ed a Milano, ma nói sardi ci siamo sempre limitati e leggerne con piacere le lodi, senza far di più per incoraggiarla e aiutarla. Altri invece, leggendo le suddette critiche benevole, hanno dubitato del valore intrinseco di questa
artista nostra. Nè dobbiamo credere che tutta la benevolenza tributata dalla stampa continentale alla nostra pittrice Altara, sia dovuto, come molti pensano al fatto che lei è ragazza e per di più graziosissima. No affatto. Edina Altara è stata sempre giudicata bene ed al disopra di ogni preconcetto o pregiudizio, per quello che vale; per quella freschezza e spontaneità che circonda ed infiora l'arte sua.
Altra cosa importante da escludere, è la faciloneria della quale parecchi accusano quest'artista per la tecnica di cui si serve nella espressione del suo sentimento d'arte, poiché sostituisce ai colori del tubetto la gamma generata dagli accordi di carte colorate messe insieme ed incollate.
E la dimostrazione più sincera della incompetenza di chi giudica questa pittrice o musicista del colore, poiché non è il mezzo che noi dobbiamo giudicare, ma il fine. Ed i risultati che ci dà rappresentano indiscutibile opera di bellezza.
La produzione di Edina Altara è senza dubbio una serie di lavori armoniosi una quantità di gioielli d'arte, che lei offre di quando in quando alla carezza degli occhi nostri in molte esposizioni regionali e nazionali.
Quadretti di vita intima e di scene campestri, oppure pannelli decorativi. In tutti i soggetti che lei tratta sa trasfondere il suo spirito personale, la sensibilità fine, il sentimento ornamentale. Nei giocondi soggetti di bambini, o che essi si divaghino coi pulcini, o che accarezzino un gatto o un fiore vi è sempre una così limpida nota di tenerezza infantile che empie il quadretto di una freschezza confortante. Mentre nei molti motivi di scenette decorative essa dispone con una parsimonia d'armonia tutt'altro che femminile gli elementi del quadro, e ne ottiene sempre una composizione di musica e di luce. Cosa ben difficile per i giovani artisti la composizione di un soggetto decorativo, e specie per la incompleta preparazione della donna poiché oltre alla conoscenza della linea, alla sensibilità per il colore, al criterio di armonia, vi sono tante altre difficoltà, le quali si possono solo superare o con un frésco bagliore di genialità, oppure con una manifestazione di profonda sapienza pittorica.
E cosi dobbiamo concludere che Edina Altara è un'artista autentica, nata per la bellezza e per l'armonia.
Speriamo che riprenda presto la sua attività e che dia occasione di occuparci ancora di lei con piacere vivissimo di sardi e di ammiratori.

sabato 23 maggio 2009

Edina e la rivista "La Donna"

Edina Altara iniziò la sua collaborazione con la rivista "La Donna" nel 1922, anno in cui disegnò due copertine (giugno e novembre). Qualche mese prima, nel febbraio del 1922, la rivista aveva dedicato un lungo articolo alla pittrice sassarese, "Edina Altara: un'artista sarda", scritto da Elisa Albano. La foto qui accanto è tratta proprio da quella pagina: alle spalle di Edina uno dei suoi collage.
Dopo otto anni di pausa, Edina Altara riprese la collaborazione con La Donna, questa volta assieme al marito Vittorio Accornero de Testa, che firmava Max Ninon (abbandonò definitivamente questo pseudonimo nel 1933). Nel dicembre del 1930 Edina e Ninon firmarono due illustrazioni a colori per il racconto "La sorte di Felice". L'anno successivo, nel gennaio e nel marzo 1931, firmarono due splendide copertine decò. Nei lavori degli Anni 30 per la rivista "La Donna" è evidente il maggiore peso dell'artista sarda nella realizzazione delle illustrazioni: la firma di Edina, infatti, è più grande di quella di Max Ninon, che nei lavori con la moglie si occupava prevalentemente delle parti scenografiche (paesaggi, fondali, ambienti). La cura dei personaggi, infatti, era solitamente riservata a Edina.


Questa è una breve scheda sulla rivista La Donna, tratta dalla Biblioteca digitale delle donne.
La Donna nasce 1905 come supplemento quindicinale femminile illustrato de “La Stampa” di Torino e “La Tribuna” di Roma. Si rivolge ad un pubblico femminile borghese con una serie di rubriche fisse relative alla cura della casa, alla bellezza e igiene del corpo. Rilevanti sono l’aggiornamento su temi culturali e di attualità e l’attenzione riservata a figure femminili di valore italiane e straniere attraverso la rubrica “Piccola posta” si dà voce alle lettrici. Ricco è l’apparato illustrativo, numerose le pagine dedicate alla pubblicità. Direttore è Nino Giuseppe Caimi e le collaboratrici sono Felicita Rey Ragazzoni, Marianna Clelia Abate Arcostanzo, Elisabetta Oddone e Ester Danesi Traversari. Nel 1916 e 1917 acquisisce il sottotitolo “Bollettino illustrato dell’opera femminile italiana per la guerra”. Nel 1922 la rivista viene ceduta ad Arnoldo Mondadori che nel 1924 la trasforma in un mensile, con la struttura di rotocalco patinato femminile. Nel 1927 Mondadori cede la testata ad Angelo Rizzoli e nel 1942, divenuto sempre più contenitore di moda e consigli pratici, viene accorpato a “Cordelia”.

sabato 16 maggio 2009

Edina e Ninon: "Noi e il Mondo"

Edina Altara e Vittorio Accornero realizzarono le illustrazioni per cinque novelle pubblicate su "Noi e il mondo", la rivista mensile del quotidiano romano La Tribuna (1883-1945). Le sedici illustrazioni, firmate "Edina e Ninon", sono comparse nel numero 9 del settembre 1923, a corredo del racconto "Senofonte"; nel numero 1 del gennaio 1924 per "La Biblioteca"; nel fascicolo 2 del febbraio 1924 per "Andante Appassionato"; nel numero 5 del maggio 1924 per "La Camera" e nel numero 6 del giugno 1924 per "Il Giudizio Finale".

Clicca qui vedere tutte le illustrazioni, in ordine di pubblicazione.

mercoledì 13 maggio 2009

Le pubblicità illustrate da Edina Altara

 Un aspetto poco noto, dell'attività artistica di Edina Altara, è quello dell'illustrazione pubblicitaria. Parallelamente al lavoro per le riviste di moda, come Grazia, Bellezza, Per Voi Signora, Fili Moda, Rakam, in cui la pittrice realizzava figurini di moda e brevi servizi in cui dava consigli per abbellire la casa o su come sfruttare i vecchi capi durante il difficile periodo della Seconda Guerra Mondiale, Edina Altara realizzò numerose illustrazioni pubblicitarie per case di moda e aziende più o meno note di quell'epoca. Edina, per esempio, realizzò pubblicità per la Borsalino (questa qui sopra), per la Ducati (che realizzò il Raselet, il primo rasoio elettrico italiano), per la Roberts, per la Bemberg, per Favrico, per Ellezeta, per la Roger e Gallet e via dicendo. 

mercoledì 6 maggio 2009

Rex: il fascino della prima classe


Nel 1932, Edina Altara e il marito Vittorio Accornero furono chiamati dalla Società Italia di Genova, in occasione della costruzione del super transatlantico Rex, a illustrare il lussuoso opuscolo pubblicitario della nuova nave. I due artisti realizzarono, con disegni in puro stile decò, un'accurata descrizione della splendida e ricchissima prima classe. Nella collaborazione fra i due artisti, anche dalle illustrazioni di questo menu, emerge come Edina fosse specializzata nel disegno dei personaggi, mentre Accornero, che negli anni successivi fu anche scenografo per la Scala di Milano, si dedicava alla cura degli scenari e dei fondali. Nelle illustrazioni più grandi per il Rex, infatti, si legge la firma Edina - Vittorio Accornero. In quelle più piccole, dove ci sono solo figure, compare soltanto la sigla di Edina: "E.A".
Il fascicolo, per un totale di 36 pagine di grande formato, che in copertina riporta un grande stemma della nave sormontato da corona sabauda in colore oro, fu stampato dalle Officine arti
grafiche Richter & C. di Napoli. Diverse librerie antiquarie e case d'aste di mezzo mondo hanno venduto copie di questo opuscolo, che è stato esposto a Genova, in occasione della mostra "Six wonderful days - Invito al viaggio sulle grandi navi italiane", al Palazzo della Nuova Borsa e al Museo dell'Accademia Ligustica di Belle Arti, dal 12 dicembre 2002 al 16 febbraio 2003.
Nella puntata di Ulisse, condotta da Alberto Angela, in onda su Raitre l'11 aprile 2009, è stato dedicato un servizio al Rex: "Il transatlantico italiano che ha conquistato il nastro azzurro cioè il riconoscimento assegnato alla nave più veloce nella traversata Atlantica. Negli Anni 30 rappresentò l’orgoglio italiano per la supremazia sui mari". Nelle immagini del servizio è stato inquadrato più volte l'opuscolo disegnato da Edina e Vittorio Accornero.
Edina e Vittorio Accornero realizzarono anche i disegni per i menu del Rex, con scene da diverse località italiane, che furono riutilizzati, negli anni successivi, per i menu del Lloyd Sabaudo.

Questo il servizio di Alberto Angela dedicato al transatlantico Rex

martedì 5 maggio 2009

Edina e "Il Giornalino della Domenica"

Le prime illustrazioni di Edina Altara sul Giornalino della Domenica sono comparse nel numero 31 del 1920. Ma di Edina, sul Giornalino di Vamba, si parlò per la prima volta un anno prima. Giuseppe Fanciulli, in un articolo sull'Esposizione d'arte decorativa lombarda pubblicato sul numero 41 del 28 settembre 1919, parlò dei giocattoli di carta di Edina e dei suoi collage. Edina Altara, dal 1920 al 1924, da sola o con il marito Vittorio Accornero de Testa (che firmava Max Ninon), illustrò tredici racconti per il Giornalino e da sola ben due copertine: quella del n. 13 del luglio 1923 "Le Sorelline" e quella del n. 1 del gennaio 1924 "La Bambola Nuova". Nel numero di ottobre del 1921, Gingillino dedica due intere pagine del Giornalino ai giocattoli di carta di Edina. Il fatto eccezionale è che fino al 1921, in otto anni di pubblicazioni, il Giornalino della Domenica aveva dedicato articoli, profili o poesie solo a sette dei tantissimi illustratori. E tra questi c'era, appunto, Edina.
Dal 2 ottobre al 2 novembre 2008 a Bologna, negli spazi espositivi di Casa Saraceni, si è tenuta la splendida mostra "L'irripetibile stagione de Il Giornalino della Domenica" curata da Paola Pallottino. In mostra anche alcune illustrazioni di Edina. Nel catalogo si parla della Altara e della "colonia" di illustratori sardi che collaborò in quegli anni con il Giornalino. In particolare, nella seconda parte del saggio di Piero Pacini: "L'avventura del giornalino: secondo tempo (1918-1924)", si legge: "Edina Altara è la rivelazione di questa seconda stagione: incoraggiata da Giuseppe Biasi, si aggiorna sulla grafica più avanzata ed esplora con intelligenza il colore della Sardegna; ma, anziché puntare esclusivamente all'esuberanza cromatica dei costumi tradizionali e sulla fierezza della sua gente, conferisce una grazia più spigliata alle sue bambine stupefatte, che oscillano come fiori al vento o che sembrano uscite da una fiaba russa".
Nella guida alla mostra, Paola Pallottino scrive a proposito della "Colonia sarda": "Dal 1918 al 1924, capeggiati dal pittore Giuseppe Biasi - che dal 1906 aveva collaborato al Giornalino vincendo il primo concorso per le copertine - una dozzina di artisti sardi, stanziali o emitrati in 'continente', conquistano le colonne del Giornalino. Il primo nucleo è costituito da Edina Altara che, insieme al marito Ninon (V. Accornero de Testa) firmerà molte illustrazioni 'Edina e Ninon' e da Primo Sinòpico (R. Chareun). Entrambi avevano esordito nel 1917 assieme a Biasi in una famosa esposizione sarda al Cova di Milano. Accanto a loro, Remo Branca, Mario Mossa de Murtas Teulada, Carmelo Floris, i fratelli Pino e Melchiorre Melis, Gigi Fadda, Antonio Ballero, Francesco Ciusa e Fabio Lumbau, esprimeranno la modernità del loro déco infondendo ai soggetti folkloristici il fascino della leggenda".

lunedì 4 maggio 2009

Mostra Le Muse in Salotto (2005)



Comunicato stampa di presentazione della mostra
Sassari 31 maggio - 4 settembre 2005

La mostra, promossa dal Comune di Sassari e curata da Giuliana Altea, costituisce un’autentica scoperta: presenta infatti per la prima volta l’opera delle sorelle Altara, artiste il cui talento decorativo si è espresso in vari campi: pittura, illustrazione, scultura, ceramica, arredo, creazione di giocattoli, disegno di tessuti. Grazia, freschezza, eleganza, senso raffinato dell’ornamento sono le qualità che rendono unico il lavoro delle Altara, la cui apparente spontaneità e ingenuità è frutto di una profonda conoscenza della storia delle arti applicate e di un’estrema sensibilità verso le tendenze del gusto contemporaneo, dalle secessioni al Déco, dall’amore surrealista della stravaganza e dell’eccesso al capriccioso eclettismo degli anni Cinquanta.
Nate a Sassari a fine Ottocento, le sorelle arrivano all’arte direttamente dai giochi infantili con forbici, colla e carte colorate. “La loro arte – osserva Giuliana Altea - trova nella casa il suo luogo naturale. Come dimostrano gli appartamenti di Lavinia e Iride, ancora in parte conservati e documentati in mostra, le Altara fanno dell’ambiente domestico il teatro di una continua rappresentazione in cui la quotidianità assume tratti fantastici grazie a mobili-altari, putti in legno, bambole e pupazzi, eccentrici lampadari, baldacchini e tendaggi dipinti.”
Edina esordisce a Milano nel 1916, con stilizzati collage e giocattoli in cartone, lodatissimi dalla critica; comincia quindi la sua carriera di illustratrice Déco a fianco del marito, il disegnatore Vittorio Accornero de Testa, in arte Max Ninon. Separatasi dal marito, si dedica alla moda, alla ceramica e alla decorazione. La sua amicizia con un protagonista dell’architettura e del design come Gio Ponti - paladino, sulle pagine della sua rivista Domus, di una modernità non ascetica né puritana– si traduce in frequenti episodi di collaborazione.
Gli specchi dipinti da Edina ornano i mobili e gli interni disegnati da Ponti, infissi di case private, pareti di negozi, ambienti di transatlantici come l’Andrea Doria, il Conte Grande e il Conte Biancamano.
Nel 1955 è Ponti a segnalare su Domus il debutto di Lavinia nella scultura, con figure in terra cruda di sapore quasi neoromanico. Più tardi Lavinia eseguirà collage e dipinti che rievocano la Sassari della sua infanzia con uno stile ingenuo ma ricco di dettagli, di miracolosa precisione nel riprodurre le fogge della moda del tempo e i piccoli riti sociali della borghesia del tempo. Iride, dal canto suo, realizza bizzarri oggetti in palma intrecciata e in pergamena dipinta, fiori che paiono insetti e che spuntano da conchiglie e cornucopie, e surreali figure in treccia di fili di rame piegata.
Pressoché ignorate dalla storia dell’arte, le sorelle Altara hanno scontato le conseguenze del processo che nella prima metà del Novecento ha portato all’emarginazione delle donne dal campo dell’arte. “Un’emarginazione messa in atto attraverso la separazione fra arte ‘pura’ e arte applicata e la distinzione fra ‘professionisti’ e ‘dilettanti’ – spiega Giuliana Altea -. Le Altara erano relegate in un ambito creativo, quello della decorazione, all’epoca ritenuto inferiore rispetto alla grande arte monumentale; inoltre erano viste come principianti, che non potevano creare arte in modo consapevole ma solo ‘viverla’ istintivamente.
Non a caso, al suo debutto Edina viene acclamata come una ‘primitiva’ che arriva grazie alla sua mancanza di razionalità là dove gli artisti maschi non riescono ad arrivare.” La mostra sassarese, primo riconoscimento per queste artiste di raffinato talento e cultura, si inserisce nel generale risveglio di interesse per la ricerca delle donne nell’arte del Novecento che caratterizza questi ultimi anni.

Il libro Edina Altara di Giuliana Altea


Nel 2005 la casa editrice nuorese Ilisso ha pubblicato un volume, della collana I Maestri dell'Arte Sarda, dedicato a Edina Altara, nel quale si parla anche delle due sorelle Iride e Lavinia. Il libro è scritto Giuliana Altea, critica d'arte, curatrice di mostre e docente di Storia d'arte contemporanea all'università di Sassari. Il volume è stato pubblicato subito dopo la mostra "Le muse in salotto", che si è tenuta nei locali della Frumentaria, a Sassari, in cui sono state esposte numerose opere di Edina Altara e delle sorelle.
Il volume è acquistabile in qualsiasi libreria online, ma è possibile leggerlo in anteprima grazie alla Regione Sardegna, che nel portale Sardegna Cultura ha pubblicato il pdf dell'intero libro.

domenica 3 maggio 2009

Libri per ragazzi illustrati due volte


Edina Altara illustrò numerosi libri per ragazzi a partire dagli Anni 20. A distanza di quasi trenta anni dalla prima edizione le capitò di essere chiamata a illustrare per la seconda volta lo stesso libro. Tra la prima e la seconda versione si possono notare notevoli differenze stilistiche. In particolare, Edina illustrò i libri di Paola Carrara Lombroso "Storia di una bambina e di una bambola" nel 1925 e nel 1952 e "Le fiabe di zia Mariù" nel 1925, assieme al marito Max Ninon (Vittorio Accornero), e nel 1958. Qui di seguito potrete trovare i link per visualizzare tutte le illustrazioni dei quattro libri. Nelle due edizioni degli Anni 50 le copertine furono realizzate da altri artisti. Nell'immagine sopra, la copertina del volume "Storia di una bambina e di una bambola" del 1925.

sabato 2 maggio 2009

Il Libro Giocattoli




Nel 1945 la casa editrice Hoepli di Milano pubblicò un libro per ragazzi tutto da ritagliare: "Il Libro Giocattoli". Pic e Gic progettarono, sui disegni di Edina Altara, una serie di giochi di carta realizzabili semplicemente con un paio di forbici e un po' di colla. Il libro ebbe un notevole successo editoriale, al punto che Gio Ponti ne parlò in modo estremamente positivo sulla prestigiosa rivista di architettura: "Lo Stile".  Secondo Ponti, infatti, l'idea di un libro da ritagliare era "diabolica": una volta "distrutta" la propria copia, i bambini erano portati a chiederne un'altra in regalo ai propri genitori e così via. Il libro, di conseguenza, fu pubblicato in tantissimi esemplari e non è un caso che ancora oggi sia facilissimo trovarne in vendita nelle librerie antiquarie di mezza Italia.
Cliccando sul link si possono vedere tutte le immagini del libro, il manuale di istruzioni per realizzare i giocattoli di carta e una pubblicità dell'epoca proprio sul Libro Giocattoli, apparsa sulla rivista di casa Hoepli "Sapere".

Opere d'arte nella "casa di fantasia" e la pittrice cantastorie

Articolo di Gio Ponti tratto dalla rivista Domus n. 270 del Maggio 1952


Arredare una casa significa, per un architetto, istituire una consuetudine con chi l'abita, una vera collaborazione nel realizzare una espressione di gusto che oltrepassi le necessità d' uso e si estenda ad un fatto di cultura, ad una solidarietà di gusti e di passioni fra cliente ed architetto. È per questo che dopo aver illustrato l'arredamento di casa L. a Milano (pagg. 28 e seguenti), dedichiamo le tre pagine qui successive ad alcune opere d'arte in quella casa raccolte.
Se non li avessimo già tutti pub-blicati, dovremmo qui riprodurre anzitutto i magnifici pezzi ceramici di Guido Gambone di casa L. Crediamo che la più ricca collezione di ceramiche di Gambo-ne sia appunto codesta: è ancora con emozione che ricordiamo lo slancio senza pari della signora L. nell'acquistare, alla sua prima visita alla Mostra di Gambone alla Galleria del Milione almeno la metà dei pezzi esposti, alcuni dei quali monumentali: ricordiamo fra essi quelli che appunto sono stati pubblicati in Domus 255 ed il magnifico pezzo presentato a colori nella copertina stessa di quel fascicolo.
Qui illustriamo anche la deliziosa collezione delle ceramiche di Romano Rui che la signora L. acquistò alla Triennale assieme ai più bei pezzi di Venini, di Orrefors e di Gustavsberg nella bella sezione svedese, di Ruth Bryk e di Tapio Wirkkala nella indimenticabile sezione finlandese, ad alcuni oggetti in metallo di Hagenauer nella sezione austriaca e ad alcune ceramiche di Doccia, del Ferlaro e di Gabbianelli.
Questi pezzi sono l'onore di casa L. e questa passione intelligente e coraggiosa per le nostre arti è davvero esemplare e vorremmo si propagasse, Ma in queste pagine vogliamo dare un rilievo tutto speciale agli specchi dipinti ed all'arte singolare di Edina Altara. In casa L. vi sono di essa gli specchi dipinti dei due comò nella stanza da letto, e quelli delle due bellissime porte qui illustrate.
Il nome e il lavoro di questa pittrice, suffragati da opere particolarmente felici come queste, meritano una estesa segnalazione ed un riconoscimento, in Italia ed all'estero. Questa pittrice, ha una
dote rara di ideazione poetica, che rende affascinanti queste sue composizioni figurative, condotte con una mano ormai sperimentatissima e con colori bellissimi.
Essa appartiene a quegli artisti che sanno disegnare o dipingere soltanto sotto l'impulso propulsore di una narrazione, che determina in loro tutto, forma e colore, assieme alla voglia felice di dipingere: è, la loro, una « ispirazione motivata ». La narrazione di Edina Altara procede con vere invenzioni figurative a volte estremamente singolari: si veda l'ideazione psicanalistica delizio-samente semplice, di Ulisse che « pensa » il cavallo di Troia, cioè nel cavallo è « dentro » lui con questo pensiero, con questa sua immaginazione figurata, ed ancora imprecisa. (Io son morto di gelosia quando ho visto questa «invenzione» bellissima. Essa doveva venire a me! è come mi fosse stata rubata prima che l'avessi. Dovevo pensar io questa cosa! Maledizione!).
Queste ispirazioni della Altara ci incantano per il modo fantastico nel quale l'episodio è trasportato e narrato, anche per come sono chiusamente composte e distribuite in un disegno ed in un colore tutti suoi.
Con una freschezza ed elementarità rare e sorprendenti, Edina Altara ha saputo in queste due porte trasporre in una figurazione nuova perfino quelle leggende mitologiche che tutti conosciamo, e che parrebbero esaurite. (Ma nessun argomento è esauribile dove è poesia ed arte: che è la stessa cosa).
Meravigliosa eternità di tutti i miti, e meraviglioso anche il mito per cui ogni leggenda può rinascere viva e diversa ogni volta che la si riimmagina. Ma questa facoltà di risuscitare le leggende, di ri-fantasticarle, in una loro « evocazione » viva, commossa e composta, fedele e pur sorprendente di novità, è dono raro, è dono di fantasia poetica, è dono interiore. C'è o non c'è. Poeta nascitur.
Vi appassionerà sapere che, a soccorso dei vaghi ricordi di scuola che tutti serbiamo sulla mitologia, Edina Altara s'è riaccesa a queste figurazioni ricorrendo fiduciosa e naturale, direi « artigianescamente» ai testi più semplici e diffusi, ad uno cioè di quei manualetti popolari che del
la mitologia registrano via via con spicce narrazioni, senza retorica alcuna, ma come una cronaca per nulla leggendaria, i fatti meravigliosi. Condotta su questo filo, puro e semplice e non compromesso da « interpretazioni », Edina Altara ha figurato due porte, come certi artigiani han figurato le tavole dei cantastorie. Ma essa è nel medesimo tempo figuratrice e cantastorie.
Riproduciamo, perchè ci piace leggerle, le parole con le quali essa ci informa di cosa si tratta. «La porta della camera rappresenta la storia di Atena, o Minerva. Figlia di Giove è balzata (come vedete) tutta armata dal cervello di lui, dopo che egli ebbe ingoiato (come gli si vede nel petto) la sua prima sposa Metis. (Che bellezza, diciamo noi, quei tipi che facevano come niente cose così!). Atena, deità bellicosa, nacque (e tale la vedete) con l'arme in pugno fra lampi e procelle; oltre alle solite armi (elmo, asta e scudo) essa porta l'egida col Gorgoneo, cioè la pelle della capra Amaltea con in mezzo la testa della Gorgona, la Medusa dalla capigliatura fatta di serpi». «Atena è la dea che dirige gli eserciti agli assalti e ispira i più accorti stratagemmi. Protegge i suoi guerrieri: Ulisse, Achille, Diomede. Ecco in alto Achille combattere e uccidere Pentesilea, la valorosa regina delle Amazzoni, e sotto si vede Ulisse, che alla guerra di Troia si rese famoso per la scaltrezza, mentre va ideando quel cavallo di legno che ebbe per effetto la caduta della città assediata. In basso vedete Diomede, valoroso combattitore di quella guerra, che rapisce il Palladio, statua di legno di Atena, a cui eran legati felicità e benessere di Troia ».
«L'altra porta rappresenta la storia di Bacco o Dionisio, Dio del vino e della viticultura ».
«In occasione d'un viaggio dall'isola di Icaria a quella di Nasso, Dionisio che aveva il mantello di porpora e capelli ricciuti (dopo avere assunto la forma di un bel ragazzo) fu assalito da alcuni pirati tirreni che ideavano di rapirlo e portarlo a vendere in Italia. Ma a un cenno del dio fanciullo cadono i ceppi che l'av-vincono, tralci di vite e rami di edera si avviticchiano intorno all'albero e alle vele della nave e la fermano, ed ecco comparire davanti ai marinai attoniti, leoni e pantere, ond'essi spaventati si buttano in mare e sono trasformati in delfini. Si invaghisce poi, Dionisio, di Arianna e la sposa; ed ecco vedesi il banchetto nuziale fra Ninfe e Fauni. La porta così figurata conduce appunto alla tavola da pranzo».
Molti artisti oggi sembrano aver perso l'udito interiore per ascoltare le voci delle leggende, la possibilità di incantarsene e ricrearle, e la fantasia e la parola per raccontarcele. Sordi ciechi e muti. Sono essi, da uomini, soltanto «dentro» la leggenda del nostro tempo, della nostra cultura, della nostra poesia e ne vengono consumati; non stanno «fuori », da poeti, a raccontarci tutto ancora una volta, tutto di noi di oggi, e come noi oggi siamo d'oggi e nello stesso tempo siamo, nella cultura, antichi ed antichissimi.
Edina Altara, questa donna artista e artigiana, questa donna ingegnosa e immaginosa, questa donna col gusto delle astuzie e malizie intellettuali, e con le virtù elementari, poetiche, bambine e materne ad un tempo, popolari ed auguste, da cantastorie, ora non vorrebbe uscir più — ci dice — dal ritrovato incanto di queste favole, e vorrebbe raccontarcele, dipingendo, tutte, e raccontarci un giorno anche l'antico e il nuovo testamento. Lo aspettiamo; glielo chiediamo. Essa è nata per questo. Essa venne un giorno dalla Sardegna a stupirci con deliziose e maliziose figurazioni fatte di carte colorate ritagliate di getto con le forbici senza disegno e incollate su un cartone: un sistema primitivo, infantile e donnesco, di dipingere. Quella originaria felicità di sintesi le è rimasta quando dipinge i suoi vetri. Ma si lasci fare ad essa, guai a darle noi un tema: si spegne tutto.
Noi attendiamo da essa una esposizione di piccoli specchi dipinti a frammenti di storie; attendiamo una incantevole mostra di questa «cantastorie col pennello», un canzoniere dipinto, e poi torneremo a casa con un nostro episodio, con una sua canzone dipinta, parole e pittura, da riguardare tante volte, come si ascolta tante volte il disco d'una canzone, parole e musica.
Gio Ponti

Edina su Wikipedia

Fin da bambina Edina Altara mostra una notevole propensione per il disegno, i colori e l’uso della carta. Giovanissima inizia la sua carriera artistica come autodidatta e a soli diciotto anni, nel 1917, durante la mostra della Società degli Amici dell'Arte di Torino, ha l’onore di vedere acquistato dal re Vittorio Emanuele III il collage "Nella terra degli intrepidi sardi" (noto anche con il titolo "Jesus salvadelu").
Artisti come lo scultore Leonardo Bistolfi le scrivono lettere di elogio e il suo lavoro viene segnalato da importati critici tra i quali Ugo Ojetti, Raffaello Giolli, Margherita Sarfatti, Corrado Ricci e Luigi Bartolini.
Dopo il matrimonio con Vittorio Accornero de Testa, illustratore noto con lo pseudonimo di Victor Max Ninon, lavora come illustratrice déco insieme al marito e i lavori in collaborazione vengono firmati Edina e Ninon.
Negli anni trenta si dedica alla ceramica, alla moda e alla decorazione. Artista poliedrica, abile disegnatrice, sensibile e fantasiosa illustratrice, creatrice di moda, dopo la separazione amichevole dal marito, nel 1934, apre a Milano, nella propria casa, un atélier in grado di attirare una raffinata clientela.
Dal 1941 al 1943 collabora con la rivista Grazia, realizzando figurini di moda. Dal 1942 inizia a collaborare con la rivista femminile Bellezza diretta da Gio Ponti del quale, a partire dal 1946, diventa collaboratrice; orna, fra l'altro, numerosi arredi firmati dal designer italiano. Così, fra gli anni quaranta e gli anni sessanta l’assidua collaborazione con Ponti esalta la sua creatività che si muove fra progetti d’arredo e design pubblicati in autorevoli riviste come Stile e Domus. Durante la collaborazione con Gio Ponti, Edina Altara ha avuto modo di lavorare alla decorazione degli arredi di cinque transatlantici: Conte Grande, Conte Biancamano, Andrea Doria, Oceania e Africa.
Nella sua lunga carriera Edina Altara ha illustrato una trentina di libri per ragazzi e ha collaborato con numerose riviste e periodici (disegnando illustrazioni di moda, racconti e pubblicità), tra i quali: La Sorgente, In Penombra, Rivista Sarda, Il Giornalino della Domenica, Cuor d'oro, La Donna, Giornale dei Balilla, Noi e il mondo, Lidel, Fantasie d'Italia, Scena illustrata, Per voi Signora, Bellezza, Rakam, Grazia, La Lettura, Fili Moda, Sovrana, La Fiaccola, Il Secolo XX.