venerdì 25 marzo 2016

Tre cassettoni di Gio Ponti dipinti da Edina Altara

Edina Altara all'inizio degli Anni 50 decorò tre cassettoni, disegnati da Gio Ponti, con specchi retrodipinti. Edina scelse soggetti legati alla mitologia, quelli che a lei erano più congeniali in quel periodo.


Qui sopra, un cassettone disegnato da Gio Ponti per la sua casa di via Dezza, nel 1951, e decorato con specchi retrodipinti e acidati da Edina Altara. Il mobile fu esposto nel 1951 alla IX Triennale di Milano. Il 12 maggio 1999 il cassettone fu venduto dalla casa d'aste Christie's a Londra per 34.500 sterline (51.337 euro). L'8 dicembre 2005 il cassettone tornò all'asta e fu venduto dalla casa dalla Phillips di New York a 38mila dollari.
Edina Altara dipinse i pannelli decorativi per questi altri due cassettoni (identici nel design), realizzati per altre case decorate e arredate da Gio Ponti.


lunedì 1 febbraio 2016

Edina Altara e il mondo del calcio

Edina Altara e il mondo del calcio. L'archivio Altara ha acquisito di recente due simpatiche cartoline pubblicate dalla casa editrice Cecami negli Anni 30. Si tratta di un bambino con la maglia della Juventus che brinda alla vittoria e di un bambino con la maglia del Milan che legge una lettera d'amore. Probabilmente di questa serie di cartoline illustrate da Edina Altara esistono altri soggetti, con le maglie di altre squadre di calcio. 

sabato 16 gennaio 2016

Le copertine di Edina e Ninon per la rivista argentina El Hogar

La copertina di Edina Altara
Edina Altara e il marito Vittorio Accornero realizzarono tre copertine per la rivista di Buenos Aires "El Hogar" nel 1925. Accornero, che all'epoca firmava con lo pseudonimo di Victor Max Ninon, vinse il concorso per le copertine indetto dalla stessa rivista. La collaborazione con il periodico argentino, però, durò poco. Accornero, infatti, propose all'editore di farsi assumere senza però concedere l'esclusiva. 
La copertina di Max Ninon
Nei suoi piani, il pittore di Casale Monferrato si sarebbe dovuto trasferire in Argentina con la moglie Edina Altara, il tutto a spese dell'editore di El Hogar, che avrebbe dovuto pagare loro anche una casa e un lauto stipendio. Accornero, in ogni caso, chiedeva di avere la libertà di collaborare con altri editori. La sua proposta, tuttavia, non fu accettata dal proprietario di El Hogar, che chiedeva l'esclusiva sui lavori di Ninon. Accornero non si diede per vinto e prese contatti con altri due editori di Buenos Aires, ricevendo però sempre risposte negative. Dei contatti di Ninon con gli editori argentini esiste un corposo carteggio, compresi gli assegni con i quali i due artisti furono pagati per le loro copertine. Alla fine, Edina e Ninon in America ci andarono comunque, ma molto più a nord, a New York, nel 1929.

lunedì 11 gennaio 2016

I libri per ragazzi illustrati da Edina Altara

Storie di Barbabionda, Barbagrigia e Barbabianca
Edina Altara lavorò come illustratrice per ragazzi dagli Anni 20 fino agli Anni 70, quando realizzò il suo ultimo lavoro. Quello che segue è un elenco quasi definitivo della sua opera, anche se non escludiamo che esistano altri libri che mancano all'appello. Spesso, infatti, veniva indicato solo il nome "Edina", oppure "E. Edina" e qualche volume potrebbe essere sfuggito all'appello. Edina illustrò quattro libri per ragazzi con il marito Vittorio Accornero, assieme firmavano Edina e Ninon.

ANNI VENTI
- Storie di bambini che conosco, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1924 (**)
- Storie di Barbabionda, Barbagrigia e Barbabianca, Cesarina Fanfulli Coppini, Bemporad, 1924  (**)
- Le Fiabe di Zia Mariù, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1925 (**)
- Storia di una bambina e di una bambola, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1925
- Storie vere di Zia Mariù, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1925
- Un reporter nel mondo degli uccelli, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1926
- Tim Boum e Tata Boum, T. Combe Torino, Paravia, 1926
- Le Nuove Avventure di Tim Boum, T. Combe, Paravia, 1927
- La grotta di Steenfoll, Hauff-Mauri,  La Editoriale Libraria (Stelline), 1928
- Povero Tonino, Gianna Sibaud, La Editoriale Libraria (Stelline), 1928
- La Maggiolata Di Sandro, Umberto Gozzano, La Editoriale Libraria (Stelline), 1928 
- Storia che finisce bene, C. Del Soldato, Trieste, La Editoriale Libraria (Stelline), 1928
- L'agnellino nero ed altre fiabe, Carola Prosperi, Paravia, 1929

ANNI TRENTA
- Il Piccolo Re, A. Lichtenberger, Bemporad, 1930 (**)
- Fiabe a totolino, Marianna Cavalieri, Paravia, 1930
- Quattro cani a spasso, Virginia Piatti Tango (Agar), Paravia, 1931
- Bracaloncino, Maria Ferraris, Paravia, 1931 (*)
- Navigare Necesse Est, Gina Algranati, Paravia, 1931
- L'erba voglio e altre novelle, Maria Pezzè Pascolato, La editoriale libraria, 1931
- L'avventura di un canino, Anton Cecov (o Cehov), trad. Erme Cadei, 1931 (*)
- La diligenza delle dodici fiabe, Vincenzo Fraschetti, Paravia, 1932
- Un follettino nel calamaio, Giuseppina Spezia, Paravia, 1932 (*)
- Avventure straordinarie di Cicognino, G.M. Folch i Torres, Paravia, 1934 
- Nuove avventure di Cicognino, G.M. Folch i Torres, Paravia, 1934
- Ragazzi allo specchio, Paola Carrara Lombroso, Paravia, 1935

 ANNI QUARANTA
- La promessa sposa di Pinocchio, Libretto pubblicitario Roberts, 1940
- Il Libro Giocattoli, Hoepli, 1945
- Avventure straordinarie di Cicognino, Paravia, G.M. Folch i Torres, 1947
- Storia di una bambina e di una bambola, Paola Lombroso Carrara, Edizioni Palatine, 1948 
- Le Fiabe di Zia Mariù, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1948

  ANNI SETTANTA
- Quattro favole, Silvia Fiocchi, Milano-Verona, 1971

(*) Se chi legge questo post avesse libri non presenti in questo elenco, oppure possedesse uno dei volumi contrassegnati con un solo asterisco, farebbe un grande favore agli eredi della Altara, contattando l'archivio via email: info@edinaaltara.it
(**) Illustrato con il marito Vittorio Accornero (Max Ninon)

sabato 9 gennaio 2016

Edina & Ninon e l'avventura a New York

Edina Altara nel 1929 visse alcuni mesi a New York con il marito Vittorio Accornero. Di quel periodo, purtroppo, non è rimasta traccia, se non nella lista dei passeggeri del transatlantico, nei certificati medici, nei documenti di acquisto dei biglietti e dei registri dell'immigrazione di Ellis Island. L'unica immagine della produzione dei due artisti legata a New York è questo straordinario disegno a matita realizzato da Accornero presumibilmente nel 1933. Nell'immagine New York è vista dall'alto, dall'interno di uno dei 21 Savoia-Marchetti S55 che proprio in quell'anno trasvolarono l'Atlantico per raggiungere gli Stati Uniti (New York - Chicago e ritorno in Italia), in una delle tante imprese dell'aeronautica italiana dell'epoca. Il disegno ricorda per impostazione i lavori dei pittori del secondo futurismo, come Tullio Crali.
Non si sa con certezza di cosa si occuparono i due artisti nel soggiorno newyorkese, anche se dalle testimonianze di alcuni parenti si presume che si occuparono di lavori teatrali (scenografie e costumi) e di illustrazione. I due, capitati in America durante la Grande Depressione del 1929, decisero di fare ritorno in Italia anche per la nostalgia del loro amato paese.

giovedì 17 settembre 2015

Il servizio del TG3 dedicato alla mostra delle sorelle Altara a Cagliari

Ecco il servizio del Tg3 andato in onda giovedì 17 settembre, dedicato alla mostra in corso al THotel di Cagliari


I capolavori delle sorelle Altara al THotel di Cagliari
Il bel servizio del TG3 Sardegna delle 14 dedicato alla mostra delle sorelle Altara
Posted by Edina Altara on Giovedì 17 settembre 2015

Le opere delle sorelle Altara in mostra a Cagliari

"Altara" è il titolo della mostra che si è inaugurata mercoledì 16 settembre al THotel di Cagliari

Femminilità, follia, evasione. Le sorelle Edina, Iride, Lavinia Altara, tre artiste nell'Italia del Novecento. Tre sorelle vissute tra Milano, Sassari e Cagliari, tre modi diversi di fare arte con una straordinaria creatività.

«Il lavoro di Edina, Iride e Lavinia Altara nasce da una curiosa, sorprendente e non di rado affascinante alchimia tra arte, decorazione e quotidianità domestica - spiega Giuliana Altea nel testo di presentazione -. Nate a Sassari nell’ultimo scorcio dell’Ottocento, in una famiglia della buona borghesia intellettuale, si formano senza scuole e senza maestri, lungo il filo di una creatività alimentata dai giochi con carta, forbici e colori. Presentata al pubblico per la prima volta nel 2005, la loro opera viene ora riproposta in un’attraente selezione curata dal nipote Federico Spano, collezionista che negli anni ne ha rintracciato e raccolto con paziente attenzione le testimonianze».

Curata da Marco Nateri, Federico Spano, Rossella Piras, Tramare e TArt, la mostra sarà visitabile sino al 15 novembre.

Nell’ambito della mostra c’è un omaggio dedicato a Edina Altara: un abito realizzato da Quattromani ispirato all'opera della pittrice sassarese.: reminiscenze déco e suggestioni orientali», che si snoda attraverso un ricco e singolare mélange stilistico. È un omaggio alla passione dell'illustratrice per l'ornamento rococò – le «buone cose di pessimo gusto» come amava definirle lei stessa – e ai suoi originali collage, riletti attraverso giochi di volumi e consistenze che danno luogo a una femminilità sofisticata e vibrante.

giovedì 5 marzo 2015

Le sorelle Altara in mostra al Mus'a di Sassari

"Lessico Famigliare Edina, Iride e Lavinia Altara"
a cura di Maria Paola Dettori e Federico Spano 
Sassari, Pinacoteca Mus’a al Canopoleno 
Inaugurazione 8 marzo 2015 ore 11

Domenica 8 marzo alle 11 la Pinacoteca Mus’a al Canopoleno apre le porte per una mostra sull’arte di Edina, Iride e Lavinia Altara. L’esposizione, a cura di Maria Paola Dettori e Federico Spano, oltre a presentare molte opere inedite e insoliti accostamenti con l’antico, propone una rassegna dei vari ambiti di produzione di Edina e Iride e fa il punto sullo sviluppo della ricerca storico critica. La mostra arriva a dieci anni dalla bella Le muse in salotto (2005), che per la prima volta presentò il loro lavoro, e resterà aperta sino al 10 aprile 2015. L’arte fu per le sorelle Altara un “lessico famigliare”, un linguaggio comune dall’indiscutibile impronta femminile, da declinare secondo la singola individualità creativa, per ognuna di loro in assoluta autonomia. Frutto del loro talento sono opere che talora sconfinano nell’alto artigianato, ma mai scontate o banali. È Edina la prima a dedicarsi all’arte, la più precoce e dotata: è sua la ricerca sui giocattoli contemporanea a quella del grande futurista Fortunato Depero, è illustratrice e designer, stilista e pittrice. Presto lascia la Sardegna per andare a lavorare a Milano e sposare l’illustratore Vittorio Accornero. Volitiva e caparbia, la sua vita da artista sarà una battaglia per l’autoaffermazione, talvolta spietata e con un alto prezzo da pagare, talvolta ricca di riconoscimenti, come dimostra la collaborazione, prestigiosa, con l’architetto e designer Gio Ponti. È Edina dunque che funge da guida perché poi anche gli altri due talenti esplodano. A distanza di molti anni, a metà dei Cinquanta, la segue Lavinia; la sua impronta è una raffinata naïveté, che la porta a produrre terrecotte di arcaica semplicità e delicati dipinti sempre dedicati alla sua infanzia, e alla città di Sassari. Le statuine sono affiancate in mostra a pezzi di alta epoca, come una mensola scolpita romanica, in un inedito confronto. Iride è l’ultima a scoprire la sua vocazione artistica; anche per lei il passato vale come pescoso mare cui attingere per nuove creazioni: ma stavolta, come è possibile riconoscere chiaramente nel percorso espositivo, è la tradizione isolana a fornire temi e figure da trasfigurare con moderno linguaggio. 

Grazie alla collaborazione dell’Associazione culturale Libera X, in parallelo con la mostra, presso lo spazio dell’”Ex tappezzeria Dettori” in Via Marras 7, venerdì 13 marzo, a partire dalle ore 18.00, si svolgerà il laboratorio creativo Sulle tracce di Iride. Intrecci di rame e altri materiali, a cura di Valentina Garau (info 3284459086, 3406730330). 

Pinacoteca Mus’a al Canopoleno, Piazza santa Caterina 4 8 marzo – 10 aprile 2015 Lunedì – venerdì’ ore 9.00/13.30 Lunedì – martedì ore 15.00/17.00 - Info 079231560

lunedì 26 gennaio 2015

Un collage di Edina Altara al Quirinale


In questo video, pubblicato sul sito della presidenza della Repubblica, l'inaugurazione della mostra permanente Ritratte al Femminile che si è tenuta al Quirinale l'8 marzo 2007.

venerdì 28 novembre 2014

Edina Altara sulla rivista online La Donna Sarda

Il 20 novembre 2014 è stato pubblicato sul sito web La Donna Sarda un bell'articolo di Federica Ginesu in cui la figura di Edina Altara viene accostata a quella di Coco Chanel. Riportiamo l'articolo integrale, ringraziando la redazione della Donna Sarda che ha dato il consenso alla pubblicazione.

Edina Altara, la Coco Chanel Sarda

di Federica Ginesu

La Storia delle donne di Sardegna è come una cassapanca di legno scuro sapientemente intagliata e decorata, uguale a quella in cui le nostre nonne custodivano gelosamente il corredo: una volta aperta rivela un'anima che racconta vite, mai del tutto dimenticate. Donne che hanno vissuto per passione, libere e incondizionate, donne che tra sorrisi, gioia, lacrime e dolore hanno segnato il loro tempo e il nostro. Donne come Edina Altara, la Coco Chanel sarda, illustratrice, decoratrice, pittrice, creatrice.
Edina Gavina Eugenia Altara nasce il 9 luglio del 1898 a Sassari. Sin da piccola ha il fuoco dentro: quelle scintille di furore creativo che solo l'arte è capace di far brillare. Gioca con la carta, i nastri e la stoffa, si diverte a fare collage. Non vuole che il padre oculista le compri le bambole, ma preferisce fare da sé. È abilissima con le forbici: zac!, con precisione ritaglia, facendo scivolare pazientemente fili di colla e realizza così le sue prime opere d'arte. “Sentivo proprio il bisogno di far nascere qualcosa dalle mie mani”, rivelerà poi in una sua presentazione.
Autodidatta, alla scuola preferisce il silenzio della sua camera, magico laboratorio dove creare. Cresce in una Sassari colta e raffinata che ama l'arte e la promuove, dove incontra il pittore Giuseppe Biasi che la incoraggia e la ispira. Nel 1916 espone per la prima volta i suoi lavori alla mostra della Mobilitazione Civile a Sassari ed è subito un grande successo. Il Re Vittorio Emanuele III compra la sua opera “Nella terra degli intrepidi”, conservata attualmente al Quirinale. Il suo nome valica i confini del mare e le sue opere vengono recensite dai più famosi critici d'arte dell'epoca come Vittorio Pica e Margherita Sarfatti.
La tecnica che usa Edina è quella del collage: è arte innovativa di giovinetta sarda che suscita meraviglia. Per creare i suoi quadri non usa né pennello, né colori, ma dipinge e disegna ritagliando; crea arte come solo una jana sa fare. Alla produzione di collage affianca anche quella dei giocattoli di carta colorata, crea piccoli personaggi tridimensionali vestiti in costume, come la ragazza con la capretta o quella che lava i panni in un catino esposti alla Mostra Campionaria del giocattolo di Milano, nel 1916.
Le sue creazioni non passano inosservate: il critico Raffaello Giolli rimane fulminato dall'arte di Edina, definendola “deliziosa e serena”. In un'epoca in cui l'artista donna veniva considerata primitiva, infantile, priva di raziocinio, l'arte di Edina è ragionata e studiata, prova di creativo ingegno. I piccoli pezzi di carta sono sovrapposti, accostati, per creare le variopinte cromie dei costumi sardi, le pieghe delle gonna, i ricami delle stoffe.
Grazie a Biasi, che la sostiene, Edina Altara viene inclusa, unica donna, nella mostra sarda al Caffè Cova di Milano nel 1917: è la prima uscita nazionale del movimento artistico isolano, l'Isola è terra selvaggia e misteriosa come le donne ritratte dall'Altara simili a dee spose orientaleggianti dall'incarnato olivastro e dai magnetici occhi a mandorla. Il costume sardo, invece, si trasforma in un abito di alta moda, viene rielaborato, ma non snaturato.
Nel 1918 Edina lascia la Sardegna e si trasferisce a Casale Monferrato. Incomincia a lavorare con filati e broccati e si concentra sull'illustrazione che le consente si sostenersi economicamente e le permette di inserirsi nel panorama nazionale. Realizza copertine e disegni per riviste di moda, come La donna e Grazia, e per giornali per ragazzi (Il Cuore d'oro, Il Balilla, Il Giornalino della Domenica). Collabora con la scrittrice sarda Gemina Fernando creando disegni per le novelle L'acqua muta di San Giovanni e La leggenda di Golfo Aranci.
Nel 1922 sposa Vittorio Accornero de Testa, illustratore, pittore e scenografo, creatore dell'iconico foulard Flora di Gucci, e si trasferisce con lui a Milano. Lavorano in coppia firmandosi Edina e Ninon in una simbiosi stilistica totale. Sono creativi ed eclettici, frequentano i salotti eleganti; Edina, spesso, viene immortalata nelle tavole della cronaca mondana: è bella, ama la moda e si veste e si pettina in maniera ricercata, è un'icona di stile. Oltre al lavoro col marito continua a produrre autonomamente. Negli anni '20 crea pubblicità per case cosmetiche e per Borsalino, realizza i calendarietti profumati che le profumerie Viset di Parigi e Gi Vi Emme distribuivano alle clienti.
Le donne che disegna Edina sono donne vestite solo per piacere a se stesse, donne garçonne: indipendenti, anticonformiste.
L'abito della sua terra non ha solo un alto valore identitario, ma diventa un patrimonio creativo inestimabile, perenne fonte di ispirazione, quel filo mai spezzato che la legherà per sempre alla sua Sardegna.
Nel 1935 Edina decide di separarsi dal marito. «Accornero era senz'altro un ottimo "manager", mentre Edina era meno brava nel trovare e procurarsi lavori», racconta Federico Spano, giornalista della Nuova Sardegna, pronipote di Edina Altara, che cura l'archivio di famiglia e un blog sulla sua antenata. «Fu proprio una visione differente dell'arte e la volontà di essere riconosciuti in modo autonomo, ciascuno per i propri meriti, che allontanò questi due straordinari artisti». Per Edina furono tempi amari: «Restò sola in un appartamento vuoto di Milano, per dormire aveva un materasso appoggiato per terra. Ma si riprese subito aprendo un atelier di moda. Già nel 1936 partecipò alla Triennale di Milano con le sue tovaglie dipinte». Una donna libera, piena di forza volontà.
Dal 1942 collabora con Bellezza, una rivista simile a Vogue o Harper Bazar. Pubblica copertine, realizza cartamodelli, figurini, dispensa consigli di moda dando indicazioni su come trasformare gli abiti ed essere alla moda anche in periodi di privazione. Conosce Gio Ponti, architetto e designer italiano, e inizia a collaborare con lui diventando la pittrice cantastorie che rielabora la mitologia greca: decora mobili, specchi, realizza alcuni interni navali per i transatlantici Conte Biancamano, Conte Grande e Andrea Doria.
Continua a partecipare alle mostre fino agli anni '30, crea i suoi celebri fiammiferi vestiti, ma, oramai, ha perso il suo fascino da enfant prodige. L'arte relega la decorazione ad espressione minore e per lei lo spazio è sempre meno.
“Non mi illudo, il mio successo è stato determinato dalla curiosità; noi donne siamo così fatte che l'arte vera non la possiamo raggiungere tanto facilmente” afferma in un'intervista all'Unione Sarda.
Pur di non rinunciare a vivere della sua passione, la vera forza che alimenta la sua vita, accetta lavori su commissione per organizzazioni religiose che le imponevano temi a lei non congeniali. «Le nipoti - racconta ancora Federico Spano - narravano che Edina, mentre realizzava quelle opere (cartoline e calendari), piangeva per la rabbia». Era la fine della vita intensa, vita vera di Bohèmienne, di un'artista “femina” che davanti all'arte sentiva battere il suo cuore. Sarda nell'orgoglio e fiera di mostrarlo al mondo. Le ballerine Gelvis ora la celebrano. I suoi disegni sono moda eterna, arte sempre attuale, battiti di tradizione, identità superba e trasparente espressione.