giovedì 4 giugno 2009

Edina Altara su "Pagine d'Arte"

Il critico d'arte Raffaello Giolli, che già nel 1916 aveva iniziato a parlare di Edina Altara, apprezzava così tanto l'opera della giovane pittrice sarda, che nel 1917 le dedicò la copertina del numero di maggio di Pagine d'Arte (vedi immagine a sinistra) e scrisse su di lei un articolo di quattro pagine, corredato dalle foto di due collage e di un giocattolo di carta.





UNA PRESENTAZIONE: EDINA ALTARA.

"questa è la mia gioia, attendere e guardare la strada"

1.
Edina Altara fa i suoi quadri con le carte colorate. E il suo respiro, mentre lo spirito del pittore che lavora il colore e ne crea il tono, penetra nella materia — vola aereo sopra le carte ch'ella sceglie già pronte, e le appaia, sospeso tra due vibrazioni in una scia di luce o legato in un ritmo di linee, non tenue se così sensibile, nè superficiale se pur non entrato ma purificato e incorporeo, e davvero tutto anima se la macchina fotografica non riesce a fissarlo e bisogna che io vi descriva la stanza severa della vedova di Tonara, invece di farvela riprodurre in un'incisione.
Un foglio di carta stampata dovrebb'essere tut-t' eguale. Al più, se stampato male, con qualche macchia. — Incollato sul fondo di questo quadro non dovrebbe dare che il tono della parete, piatto, convenzionale. Invece un'imposta ci si angola sopra così sicura che più ancora dei cardini ci si fida dell'aria che le gira intorno, che fa peso e la sostiene. Tutto il fondo nero si discopre vivo e l'aria che qui avviluppa, larga e scorrente nella luce, sulla parete poi stende ombre e apre chiari inesistenti, richiama da calde profondità invisibili risonanze misteriose che sentite e non ci sono, si piega nell'angolo del pavimento, discende a sostenere il gran piano d'un braciere, e passando dietro certi puri bagliori verdi si raccoglie incupita nell'angolo della stanza, aria buia e pesante che non l'ha mai giunta un riso di sole. — Questa carta, non è diventata solo la tappezzeria del muro. S' è sciolta in aria nera. Un'aria densa e scura, spessa e fluttuante in scivolature agili e mute. Chiusa in un'onda senza cielo, perchè quella bocca vedova si è fermata alla parola e al respiro ; e colorita di nero dal riflesso di quegli occhi nell'aspetto del lutto. — « Egli non torna ». Ma anche la sposa che qui siede è « della terra degl'intrepidi». Non piange. Non ha la pietà lacrimosa della casa. E la regina nel mezzo della camera buia. Della casa è lei la padrona : e nessuno la richiama all'opera interrotta. Pensa a lui che non torna, dalla guerra : lo segue, sin dove non può. — Con muscoli fermi e tesi. In una vita chiusa e non ferma. La morte e la vita all'estremo quando lo spirito s'allontana nel sogno e tutta la vita è restata nell'anima. — Neppure ad aprire la porta non si esce volentieri. C'è fuori molta luce, e una strada larga, e fiori sul prato. Pure non ci si muove ad andarci. Anche i fiori del prato toccano la terra, e lo spirito insoffribilmente vivo se n'è ora liberato portando l'ampiezza del suo spasimo nel mistero del silenzio.
Questo valore dialettico di umanità ardente e contenuta è anche il valore di tecnica raccogliente, del quadro.
In quésti quadri di Edina Altara non c'è mai nulla da togliere nè da aggiungere. Tutto è risolto e concretato all'estremo: perfetto. E se questo giova al fascino sul pubblico — gente che non ha tempo da perdere, nè voglia di faticare nei calcoli delle intenzioni, e si ferma volentieri solo davanti ai totali chiari — imbarazza un poco noi che — da Tintoretto a Cézanne a Carpi — dal genio antico all'amico giovane — siamo abituati nell'ansietà d'un implacabile desiderio a misurare più le intenzioni aperte che le realtà conchiuse, e ci siam fatta la bocca all'arido, all'aspro, e abituate le mani a sanguinar negli spigoli. Se un segnetto d'un bambino ci manda in visibilio più d'una curva del Canova o del compasso di Sacconi perchè più aperto a possibilità fantastiche, un'anima che s'esprima intera, felicemente come questa di Edina Altara che lavora senza esitazioni meglio di Michelangiolo, e non fa sbagli e mette tutto al suo posto giusto, quasi ci spaventa, come se c'incontrassimo in un professore d'accademia. E qualche volta, davanti a questi quadri, i maligni cercano almeno di dubitare, per questo, se non siano soltanto d'agili abilità decorative. — Ma come s'ha da dire che questo suo senso d'ordine è più della specie di Raffaello e d'Ingres che non del professore d'accademia, si può poi pregare di fermarsi davanti a questo quadro di rinserrata umanità — che, se lo si loda, non lo si può certo soltanto lodare per la decorazione esterna.
Le riduzioni non l'impoveriscono: gli arricchimenti non l'ingombrano. La sua semplicità espres siva è di rigorose essenzialità. Questo condurre il pallore del volto a una magrezza arida (che Viani la può invidiare anche per le sue secche silografie) invece che a una tenerezza fragile, e questo contenere il dolore senza attenuarlo, più negli occhi asciutti che nelle lacrime, e tutto questo contenere senza diminuire ma anzi profilando in linee di più chiara e intensa espressività è intendere il mondo centralmente con un istinto che vale la sapienza più illuminata. Perchè condurre gli opposti ad aiutare la stessa persuasione è dominare la vita sino agli estremi. E ogni gusto estremo, gusti (non per una litania dannunziana d'approssimazioni all'ineffabile, ma per segnare i termini di questi dialettica) d'aridità e di lusso, di caldi voluttuosi e di caste semplicità, di grandiosità e di raccoglimento, stoffe severe, e frastagliate, colorazioni diffuse afose e profondità vibranti, un tormento di colorini sbattuti su un orizzonte di linee riassuntive, gusti di semplificazione sommaria e di insistenze descrittive, li ha incentrati e qui ricompost in unità superiore.
Se la cert> zza degli equilibri, l'agilità dei ritmi e la mancanza delle es tazioui, altrove fanno ammirare finezze ma so tanto squisite, robustezze ma soltanto soli le, larghezze ma soltanto ampie, in questo quadro la grandiosità è severa, le larghezze sostenute e piene, le finezze prof nde e internate, le robustezze commosse, — nessuna prepotenza di sensi, nessuna noia di virtuosità monotone, nessuna gioia di facilità pettegole. Infocata intuizione uscita da una coscienza ricca di una sua storia.

2.
Gli abbandoni non erano di una virtuosità vanitosa. La sicurezza non le esce dalla superbia del saper fare — ma serena nella semplicità delle naturali espressioni. C è in questo giovane spirito libero una gioia istintiva del vivere e il senso felice della pienezza espressiva e il gaudio delle incontenibili liberazioni.
Le tre macchie rosse delle Rose di Barbagia hanno questo senso dell'improvviso uscente, danno l'evidenza di questo interno e violento istinto pittorico. — Non si spiega forse, questo alzarsi d'impeto di piani affocati, nella nostra quattrocromia, perchè l'inchiostro tipografico grasso e untuoso non può essere piatto e secco come queste nitide placche arroventate, come una lamina egualmente risonante nella diffusa vibrazione del colpo, non può dare i riverberi puri dell'acque accese nei prati dalla scorrente fiamma del tramonto. Ma se piuttosto di guardar qui vi conviene pensare a fuochi accesi nell'aria, di notte serena, per l'istantaneità d'improvvisa e netta accensione di questa intuizione rossa, qui vedete bene invece l'unità organica di
queste macchie impetuose. Delle macchie rosse uscite sul foglio nero e colate giù fluide a lasciar laghetti fosforescenti. Delle macchie bianche. Delle masse nere misteriosamente alzate nel fondo nero. — Le Rose di Barbagia non sono davvero soltanto tre donne in costume sardo. Ma guardate questa prima, al basso: — il monte nero e notturno è fiorito di cenere e acceso da un grande rogo cattivo. Più su quei rossi sinuosi son labbra molli su gigli sfatti: sotto, una bocca aperta su una gola di sangue, nell'angolo ristretto di livide labbra sottili : laghi di rossi sulfurei: laghi di latte e ninfee infocate : rose ardenti sfogliate tra narcisi e gigli : larghi occhi bianchi: incubi, carezze. — Perchè l'intuizione pittorica è uscita in questa sua sostanziale e schietta purezza fantastica: di piani alzati su curve ritmiche, di toni pieni e vibranti, saldi larghi vigorosi, costruiti soltanto per la gioia d'una calda architettura — che può contenere tutti i sogni.
Guardate come ha saputo mettere il bianco su bianco : con quale accurata pazienza ha ritagliato nella sua carta quelle piccole labbra, quelle sopracciglia nere : come è stata attenta anche a un neo malizioso. — Se non ha cincischiato le tre vesti rosse e nere di una pioggia di coriandoli voi non dovete soltanto ora credere che qui sia stata trascinata da un suo senso del colore intero e pieno, ma anche che quando fa diverso ed usa la sua forbice per tutto quel che può dare di più, anche allora è trascinata, con eguale sincerità d'intuizione, per altre esperienze, dalle altre sue energie creatrici.
La veste della Santa di Casa è di una rara preziosità di colori e di linee intrecciate. Si può star lì ore intere a decifrarla, e gustarla, seguendone gli sviluppi decorativi come d'una damascatura di lama araba: ma subito ne sentite, nell'istante, la gioia e 1' ingenuità pura, come d'un ricamo religioso: con la facilità d'inseguimento nella loro velocità riassuntiva, delle sottoposte pieghe diagonali, col subito fascino della soave purezza di questa delicata maternità. Il che vuol dire che anche le sue più minute spiegazioni son sempre tenute in sesto da una avvolgente visione riassuntiva.
In ogni altro quadro similmente raggiunge definitive risoluzioni stilistiche delle quali assai gioverebbe continuar a confessare e raccogliere tutte le diverse esperienze tecniche: ma di cui più giova notare 1* inconsapevole potenza fantastica. Questa Santa di Casa che avrebbe dovuto essere soltanto una buona madre è diventata per tutti noi una Madonnina : e un quadro d'una Donna che si pettina è intuito con una purità che sembra religiosamente trasfigurarlo in una Annunciazione.

3.
Quando Edina Altara — che ha diciott' anni, ma che sembra, così gaia e giovane, aver l'ingenuità maliziosa dei suoi piccoli bambini di carta — vi mostra per la prima volta i suoi « pasticcetti » vi chiede subito, sorridendone perchè è intelligente e sa la sua domanda inutile, e pure con qualche tremito d'attesa perchè la domanda è più forte di lei, se vi pare che ci siano errori di disegno, e se vi pare che, oltre la pazienza, elogiatale da tante signore, ci sia qui anche «l'arte», come sarebbe nei quadri dei pittori...
Quando si fabbricava, ragazzetta, da sè, le sue bambole di carta, con i vestiti e il corredo di carta, sapeva soltanto di divertirsi. Quando alla scuola normale la bocciavano perchè invece di studiare stava a giocare con le carte colorate, nessuno, in iscuola e casa, non pensava all'arte. Nè quando lasciata, con consolata disperazione, la scuola, si chiudeva nella sua stanza a fare i suoi quadretti di carta, questi dei quali appunto ora parliamo, nessuno la pensava diversa dalle signorine brave che lavorano con la pirografia i portaritratti pel salotto. E neppure non pensava all'arte costruendo quei
giocattoli dei quali abbiamo detto già, in queste Pagine di dicembre e marzo, che non erano, no, giocattoli, ma sculture ardite e severe.
Queste forme spianate nella carta son così riassuntive e nuove, intese con fresca originalità in una penetrante realtà, con uno stile chiaro e rapido, pieno di cose, denso di vita, che non ci saranno forse dieci scultori in Italia così personali ed esperti.
I quadri valgono anche più. Nè la gente si meravigli se consideriamo questi quadri di carta ritagliata, opere d'arte di molta serietà. — Non sono soltanto degli alti valori ciascun per sè definitivo, ma bisogna saperci vedere dentro un continuo poggiarsi e salire, poggiarsi e salire in un movimento organico e sicuro di sviluppo. Dopo aver usato nel Telaio le sue lastrine di carta in una evidenza di costruzione statuaria ma cruda, nella Donna che si pettina le consolida in una plasticità salda e smaltata, nelle Rose di Barbagia le apre in una luce vibrante. Sino a sfuggire anche la evidenza dei sensi costruttivi dell'immagine, nella diffusione di mistero e d'atmosfere sognanti di Egli non torna e di Sa Furistera. In un salire integrale, d'una tecnica che sa dire di più, e assieme d'un anima che sa più cose: che passa dalla comicità puerile dei bambini giocanti, in parole più serie : e poi lascia anche le parole. L'ultimo lavoro — Sa Furistera — non è soltanto d'una eleganza lieve e silenziosa, ma d'una atmosfera vagante di sogno deliziosamente inafferrabile. Sa Furistera viene davvero dal paese dell 'ignoto, dai campi paradisiaci delle gazzelle e dei caprioli eleganti, nelle rosee pioggie di profumi da petali tremanti. I ritmi delle linee e le vibrazioni dei colori son passati nell'aria, musicalmente.
— Non dire che sembra una copertina della Vo-gue. Perchè non basta averne l'eleganza per doverne avere la superficialità. Anche la tua signora è elegante : e pure non è una copertina della Vogue.
Non si può parlare, come s'è sentito qualcuno, della Vogue e della Jugend, del Simplicissimus e di Fritz Erler. Perchè Edina Altara non lavora di maniera su eleganze accattate come un Terzi o un Brunelleschi : e a non capirlo non fate buona figura. A portarne i quadri in qualunque esposizione italiana — se l'altre opere non son di Gola o Previati, di Carpi o di Penagini, dei cinque o sei maestri o di quei dieci o venti giovani che si cercano con onesta e ardita intelligenza — tutto, vicino a lei cade. Proprio per la fresca limpidezza frizzante d'aria mattutina che svuota le superficialità trionfanti nelle facili accontentature pomeridiane, e accusa l'impudenze presuntuose dei falsificatori quotidiani. Che respiro a quest'anima candida, da Comunione !
Non diciamo che Edina Altara valga Previati.
Anzi il suo disegno serrato può non raggiungere neppure la concisione di Penagini. E sappiamo quant'è più facile lavorare con la carta che coi colori, scegliendoli invece di doverli creare, e quanto meno si sa, così, di chi è tutto nel tormento e nell'angoscia premente. Ma dei suoi limiti non ci interessa segnarne ora che uno, il primo che conta, e che la tiene al di qua, tra gli artisti, sopra la mediocrità della folla. In una compagnia radissima. Nella quale le si potrà trovare poi il suo posto, ma dove vediamo con gioia già tutti alzare, con rispetto, Bistolti e Wildt, (diversamente da quel che le deve capitare nella vita, con i molti che le valgono meno), non perchè valga più di loro, ma perchè ne stimano il carattere nuovo che porta : perchè è donna.
Ecco una profezia che s'è avverata. — Era parso, il nostro di profetar tra donne, un azzardo pericoloso. — Neppur loro non volevano credere di poter avere tra sè delle persone più intelligenti : e Margherita Sarfatti lasciava al tempo di dirmi se avevo ragione o no. Pochi mesi mi danno già una ragione di più. Me la prendo, così, alla svelta, sei'za star a cercare nel fatto la precisa conferma della teoria, ac ontentandomi di poter dire che certo il fatto è coerente a quelle idee se appunto mi s'è svelato dopo di quelle, e se per capirlo senza deviare in meraviglie stupefatte bisogna appunto pensare quelle idee. — Basta dir ora che questa è arte. Che sia anche arte femminile, per chi non capisce l'impeto strano che sostiene quest'ordine, dovrebbe esser chiaro almeno perchè è fatta con le forbici, e da una donna.
Ma è proprio quell' intero spirito nuovo che noi si profetava. Non solo una pittura o una scoltura nuova : ma un mondo visto e rifatto nuovo. — Ne può uscir tutto : la moda nazionale per le nostre signore e i giocattoli per i bambini, tappezzerie e cuscini, illustrazioni di libri, scolture di legno, pittura, scoltura, architettura.
E uscirebbe se si fosse a Parigi: o se almeno a Milano intendessero ormai i problemi pratici dell'arte con quel rispetto e con quella intelligenza che se ne ha nella vita straniera.

4.
Poiché non siamo a Parigi, e la Milano d'oggi non è ancora molto diversa da quella di ieri — basta vedere come la stampa e il mercato l'hanno accolta, stupiti o scettici, come una giovinetta precoce, o come un qualunque altro pittore che cominci la sua carriera — Edina Altara resterà nella pace dei suoi gusti : e se ne tornerà in Sardegna a far solo quel che piace a lei, bambole per sè, quadri per sè.
Ma forse i suoi gusti non saranno più ormai molto tranquilli. È giunta ad uno sviluppo di forze che, o si conquista di colpo il mondo lirico, o ricomincia daccapo nelle esperienze umili.
Può darsi che quelle scomposizioni fantastiche che abbiamo provato noi su qualche suo tono, lasciandoci sognare capricciosamente su queste sue immagini sino a vedervene cento altre da lei non viste, le veda lei, più avanti, qualche momento, e lavori esprimendosi in quel momento. Può darsi che abbandoni anche i bei costumi sardi e che li-
beri tutta la sua fantasia soltanto nelle sue emozioni interne, senz'aver più bisogno di dar forme descrittive ed episodiche alle sue trasfiguranti visioni, di colori simbolici, e di magiche improvvisazioni : uscendone immagini pure. Dopo aver fatto il ritratto di Sa Dama adagiata pigramente nella ricchezza orientale del suo bell'abito, appassionata e lenta come un'indiana, preferirà forse lasciarsi lei invadere da questo sogno, e invece di vedere quegli occhi sognanti essa vedrà quei sogni come se quegli occhi fossero i suoi, si lascerà lentamente abbandonare e liberamente fantasticare in quel lontano obliarsi. Da Tagore a Redon. Sentendo la paura di quelle fantasie ignote che ingrandiscono le cose come negli incubi : — o con la gioia di vederle illuminate d'azzurro, passeggiando pel giardino delle fate, in una fiorita di stelle. Abbandonando sempre di più il corpo, il vero, la descrizione, l'evidenza episodica, l'appoggio materiale, le bravure meccaniche: entrando sempre di più nell'interno dell'immagine libera, aerea. Quel che si usa dire: giungere alla musica ; e che è solo il giungere alla lirica pura.
Forse invece, per salir tanto, vorrà prima avere più forze: e avrà forse ora solo il desiderio di rifarsi daccapo un'altra umile disciplina di studi elementari, di sofferenze disperse, di sacrificanti ritorni. Ricomincerà daccapo, lasciando la carta e adoprando i colori sino al possederli. Adoprando la plastilina, per le sue scolture rapide. Scoprendosi un'altra scoltura tutta sua, solida, colorata. Trovandosi un'altra originale tecnica pittorica, più seriamente complessa e più ricca di possibilità. — Per salire poi, con forze più esercitate, almeno alla fiaba deliziosa.

A vederla così bambina, con le più sorprendenti e capricciose ingenuità pratiche, che non vuol neppure la noia di pensare alle cose sue, sempre contenta anche di una riproduzione non riuscita bene e di una esposizione fatta male, vien voglia a molti di tutelarla. E qualcuno persino la consiglia di mettersi a studiare il vero... Ma è una bambina più forte di tutti questi uomini perchè alle sue cose pensa, almeno, mentre le fa, con serietà persuasa.
Noi, dunque, soltanto la preghiamo di far sempre quel che lei desidera : e i consigli — virilmente chiari e precisi come usiamo — li teniamo per gli uomini.
Raffaello GIOLLI


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