giovedì 29 ottobre 2009

Edina per Fantasie d'Italia e Scena Illustrata

Tra il 1926 e il 1927 Edina Altara collaborò alla rivista di moda Fantasie d'Italia, diretta dalla giornalista Lydia De Liguoro. Edina realizzò le illustrazioni per sei novelle. In altri numeri si dedicò alla moda con tre disegni ispirati a temi come "L'ora della passeggiata", "L'abito della visita" e "Il braccialetto di perle". Mentre il marito Max Ninon (Vittorio Accornero de Testa) nello stesso periodo realizzò tre copertine della rivista e un sommario.
Come riporta la voce del Dizionario della Moda, nel 1926, il periodico, ponendosi in diretta polemica con il mensile parigino Foemina, organizzò a Venezia sfilate miste di moda francese e italiana, nel precario tentativo di calamitare riflettori sui sarti di casa nostra.
Fantasie d'Italia uscì dal 1925 al 1932, anno in cui cambiò la sua testata in Domina.
Un fatto curioso è che alcune illustrazioni di Edina per le novelle di Fantasie d'Italia sono state ripubblicate nel 1928 e nel 1932 sulla rivista Scena Illustrata, in alcuni casi con meno illustrazioni e con una peggiore qualità di stampa, e spesso a corredo di racconti con titoli differenti dagli originali. Per esempio "Il ramo e le foglie" di Fantasie d'Italia, sulla Scena Illustrata diventa "Il ritratto segreto", oppure "Il ritorno" cambia in "Nella noia". La rivista mensile Scena Illustrata, nata a Firenze nel 1865, ha cessato le pubblicazioni nel 2004, con 135 anni di storia.




domenica 25 ottobre 2009

Edina Altara in francese

Dal 9 settembre 2009, il blog francese http://ptutoy.over-blog.net/ ha iniziato a pubblicare una serie di post sull'attività artistica di Edina Altara e delle sorelle Iride e Lavinia. Incuriosito da questo lavoro, fatto con grandissima cura e completezza, ho contattato l'amministratrice del Blog, che si chiama Patricia Tutoy (*).
Da quel momento è nata un'ottima collaborazione che ha portato alla realizzazione della pagina in francese di Wikipedia dedicata a Edina e a un blog in francese interamente dedicato a Edina Altara: edina-altara.over-blog.fr.
Patricia Tutoy ha spiegato che grazie ai post su Edina, è cresciuto il numero di visitatori del suo blog. Per avere un'idea della complessità del lavoro fatto dalla Tutoy, è sufficiente scorrere la lista dei post pubblicati: quindici su Edina e due sulle sorelle Iride e Lavinia. Ancora meglio, ovviamente, è dare un'occhiata ai testi, soprattutto per chi capisce il francese.


Edina Altara


Iride e Lavinia

(*) Patricia Tutoy, di madre italiana e padre francese, vive nella zona di Parigi. Il suo amore per l'italiano è nato durante le estati dell'infanzia, che passava nel sud della Francia, dove la famiglia materna era emigrata nel 1950.
Mentre otteneva un master in Psicologia sociale per lavorare come consulente per diverse imprese e ricercatrice precaria in una università parigina, Patricia Tutoy ha studiato Lettere e civiltà italiane. I viaggi in Italia e in Africa, sia per lavoro che in vacanza, hanno favorito numerosi scambi con italiane e italiani, con i quali sono nate amicizie che durano tutt'ora. L'amore per la cultura italiana l'ha portata a scoprire numerosi artisti, come gli illustratori dei primi del Novecento. E' stato durante le "incursioni" nel Giornalino della Domenica che la Tutoy ha scoperto il mondo di carta di Edina Altara. Il blog di Patricia Tutoy è dedicato a tutte le persone che lei incontra in tutte le situazioni della vita. Edina Altara ora è al primo posto.
Dalla tesi di master di Psicologia sociale di Patricia Tutoy è stato pubblicato il libro Le métier de consultant. Principes, méthodes et outils, Paris, 2008, 5a edizione (1a edizione: 1995).

sabato 3 ottobre 2009

La mostra al Canopoleno

La mostra "Pittura Sarda del Novecento", inaugurata il 22 maggio al Mus'a - Pinacoteca al Canopoleno, in piazza Santa Caterina a Sassari, è stata prorogata fino al 31 dicembre 2009. Sarà ancora possibile, pertanto, ammirare le quattro opere degli Anni 50 di Edina Altara esposte nella sala "I Sogni la Città". Quello pubblicato qui accanto è uno degli oli esposti. Nei giorni scorsi è stato presentato il catalogo della mostra con due pagine interamente dedicate a Edina. La scheda biografica è curata da Maria Paola Dettori.



mercoledì 17 giugno 2009

Edina Altara: "Calendari che passione!"

Fra le varie attività svolte da Edina Altara negli Anni 40, legate prevalentemente a necessità economiche, c'era quella della realizzazione di bellissimi calendari su cartoncino. Edina Altara, infatti, nel creare questi lavori riusciva a impiegare gran parte delle tecniche che, soprattutto negli Anni 10, l'avevano resa celebre nel mondo artistico italiano, come quella dei collage, o quella dei ritagli di vecchie stampe tanto amata da Fornasetti, con il quale Edina aveva avuto modo di collaborare proprio negli Anni 40 (entrambi realizzarono decorazioni per ambienti progettati da Gio Ponti). Ma oltre ai ritagli e all'uso della carta per "dipingere", Edina Altara, in questi collage, utilizzava petali di fiori veri e completava il tutto con disegni colorati ad acquarello. Insomma, un mix di tecniche che consentiva a Edina di creare piccoli capolavori. Nella testata di questo blog è raffigurato il dettaglio di uno dei tre calendari artistici che Edina aveva conservato tra i suoi ricordi e che ora fanno parte dell'Archivio Altara.
Edina Altara ebbe occasione di parlare di questa sua tecnica in due diversi numeri del settimanale Grazia. A pagina 25 del numero 164 del 16 dicembre 1941 si possono vedere tre differenti esempi di calendario. Accanto a ognuno, Edina ha scritto un commento per spiegare cosa rappresenta l'opera o come realizzare, appunto, l'originale calendario dell'imminente 1942.

"Questo calendario sembra la ricostruzione di un sogno: le viole del pensiero il ricordo di una persona cara, la figurina femminile ottocentesca la nostalgia romantica, la testa di donna moderna l'immagine di chi offre, l'uomo eroico nel fondo quello a cui è dedicato l'asso di cuori... evidentemente omaggio di donna innamorata."

"Chi non ha scritto nel giorno di Natale, quando era bambino, queste lettere bianche e oro? Ora che siete grandi non le scrivete più, ma potete farne dei bei calendari. Basterà un po' di carta nera, qualche angiolino ritagliato in carta colorata e ricoprire tutto con vernice di coppale."

"Un modo geniale per rendere elegante una grossolana scatola di fiammiferi da cucina. Ritagliate delle piccole figurine di carta colorata, incollatele sulla scatola, ricoprite tutto con la vernice di coppale e nel dorso applicate un nastro largo, di colore vivace molto ruvido, da potersi sfrangiare alle estremità."

Si può notare che Edina dia per scontato che chiunque possa essere in grado di realizzare "angiolini ritagliati" o "piccole figure di carta colorata". E' chiaro che soltanto un'esperto dei collage (e lei era una maestra assoluta) sarebbe potuto essere in grado di eseguire i calendari suggeriti dalla pittrice sassarese.
L'altro numero di Grazia in cui si parla di calendari di questo genere è il numero 215 del 10 dicembre 1942. Edina, alle pagine 18 e 19, dà istruzioni su come realizzare calendari per il 1943 ormai alle porte.

"Vi consiglio di fare preparare i cartoni, tagliati e rivestiti, dal vostro cartolaio o rilegatore. E' questo un lavoro che potreste fare anche voi, ma per quanta abilità possiate avere è difficile che possano riuscire esatti.
Ecco dunque l'almanacco numero 1, musira 19x24 centimetri ed è rivestito di bella carta da disegno bianca, pure la fodera è bianca; l'anellino rimane nascosto. Ritagliate da un vecchio figurino due disegni di donna o di bambino, cercando possibilmente che siano di posa adatta a reggere il biglietto che incollerete fra loro due. Su questo biglietto potrete scrivere una frase di augurio e il vostro nome. Nel posto segnato incollate l'almanacco. La parte superiore del cartone è decorata con due festoni sovrapposti di taffetà di tinte contrastanti. Le belle farfalle sono ritagliate da fogli di decalcomanie.
Il n. 2 ha il medesimo cartone del n. 1: dipingete in verdone, possibilmente con colori a tempera, una macchia unita che abbia la forma di un albero di Natale. Lasciate asciugare bene il colore e non importa se rimarrà un po' macchiato. Troverete dal cartolaio delle decalcomanie riproducenti tutti i giuochi per l'albero: ritagliateli e incollateli senza decalcarli... è più sicura la riuscita.
Il n. 3 è di cartone grezzo color cuoio, misura 16x18 centimetri. Comprate della raffia di tanti colori, fate dei fori nel cartone e fate passare in diversi punti ciuffi di raffia, formanti treccioline, baffetti, nodini e fiocchetti. Ritagliate a forma di farfalle e di calice del pizzo di carta bianca e incollateli. In carta dai vivi colori ritagliate fioretti e foglie e incollateli sopra un calice formando un mazzolino. Con penna e inchiostro farete pistilli e gambi e il corpo alle farfalle.
Il n. 4 è il più piccino e forse il più grazioso. E' tutto di carta azzurra e misura 10x13 centimetri. Farete la cometa e le onde di carta di giornale: a mano vi scriverete il suo nome, "Fortuna" o "Felicità" o "Amore"... o ciò che vi piace e vi interessa e lasciatela viaggiare sotto la buona stella."

venerdì 12 giugno 2009

Edina Altara in mostra al Canopoleno

Fino al 27 settembre 2009, a Sassari, sarà possibile ammirare quattro opere degli Anni 50 di Edina Altara. Gli oli, uno dei quali inedito, sono esposti alla mostra Pittura Sarda del Novecento, in corso al Mus'a - Pinacoteca al Canopoleno, in piazza Santa Caterina, dal 22 maggio.




Questo il comunicato stampa di presentazione della mostra:

PITTURA SARDA DEL '900 NELLE COLLEZIONI STATALI

In tre sale, con circa ottanta dipinti in larga misura finora inediti, raccontiamo l’arte fiorita in Sardegna nella prima metà del secolo. Finalmente la tradizione isolana assurge al ruolo di protagonista grazie a maestri del pennello che dialogarono con la felice linfa culturale del tempo.
I volti, gli sguardi
Stimolati in vario modo, non pochi artisti sardi dedicarono attenzione alle tradizioni isolane. Spiccano per forza espressiva i dipinti di Filippo Figari, seguiti da analoghe opere di Mario Delitala, Carmelo Floris, Francesco Ciusa Romagna e preceduti da …. Paglietti, tutti raffiguranti volti di personaggi scolpiti dal vento, espressione di un’interiorità complessa. Sul fondo della sala l’omaggio ai collezionisti, simbolicamente rivolto ai tanti generosi donatori, è rappresentato dall’elegante Josephine, accanto al marito …. Melli Sant’Elia. A differenza della moglie, il duca è effigiato da un pittore sardo: Antonio Ballero, al quale si devono anche tre severe interpretazioni di se stesso e dei familiari. Completano la sala ulteriori dipinti – tra questi va evidenziato il ritratto assai espressivo dell’ebanista …. Clemente raffigurato dal maestro … - e una breve carrellate di singolari Nature morte, tra le quali spicca una composizione floreale di Elio Pulli.
I sogni, la città
Autentico pioniere tra i maestri sardi, Mario Mossa De Murtas non tradisce mai il solido rapporto con l’isola pur manifestando un’attitudine al confronto con le principali correnti artistiche del primo Novecento. Federico Melis Marini, Cesare Cabras, Melkiorre Melis in vario modo aggiornarono anch’essi il loro linguaggio, attenti alle sollecitazioni del loro tempo nel privilegiare soggetti d’attualità. In un gruppo di quattro acquerelli, Stanis Dessy esalta la ripresa dal vero utilizzando una tecnica antica; i colori sono brillanti, il tratto è sicuro e deciso. Sperimentando nuove ed originali soluzioni tecniche, Edina Altara affronta temi di rilievo rivisitati in una atmosfera complessiva di sogno. Da notare infine il dipinto di Ausonio Tanda, esordiente di valore, che illustra una strada di Sassari, città ritratta anche da altri maestri, tra cui il raro Salvatore Zona originario della Sicilia.
La natura, i rituali
In questa sala sono riunite opere selezionate tra quelle che meglio catturano l’anima degli scenari naturali e la poesia dei rituali antichi delle genti di Sardegna. Con una gradualità di passaggi cromatici ispirata da un fecondo sentimento lirico, Giuseppe Biasi sigilla in composizioni straordinarie la religiosità delle donne, in chiesa o alla fonte. Pietro Antonio Manca rappresenta con arditi impasti lo sfavillare del fuoco e lo scoppiettare della legna ardente, ovvero immagini di vita altrimenti impossibili da impressionare. Con pennellate dense e pastose, strizzando una miriade di tubetti di colori ad olio sulla tavolozza, Costantino Spada restituisce una precisa identità ai paesaggi naturali facendo leva sulla sua personale attitudine al vigore. Più delicate e sintetiche appaiono invece le vedute di Mario Delitala e Stanis Dessy che illustrarono magistralmente gradevoli scorci attingendo all’infinito repertorio suggerito dal paesaggio isolano.

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Qui di seguito l'articolo di Marta Virdis pubblicato dalla Nuova Sardegna il 24 maggio 2009 a pagina 39 (Spettacoli).

Al Mus'a la pittura sarda del '900


SASSARI. Una galleria di oltre settanta dipinti (molti dei quali inediti), dedicati ai volti, alle città e alla natura, per illustrare l’isola secondo l’estro di importanti artisti del secolo scorso. La mostra in questione è «Pittura sarda del Novecento. Opere dalle collezioni statali», aperta al Mus’a, Pinacoteca del Canopoleno sino al 27 settembre. Protagoniste della rassegna, curata da Lucia Arbace e Maria Paola Dettori della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Sardegna, sono esemplari realizzati tra il 1900 e il 1950, provenienti dalle collezioni Tomè, dalla provincia di Sassari, dal Man di Nuoro e dalla Pinacoteca di Cagliari. Tra le tele in esposizione compaiono i nomi di Stanis Dessy, Antonio Ballero, Giuseppe Biasi, Filippo Figari, Mario Delitala e Pietro Antonio Manca. Pittori isolani che, alla ricerca di un’arte al servizio del riscatto sociale e dell’identità, non solo operarono una rivoluzione nella storia sarda, ma raggiunsero anche risultati di elevata qualità. Nella prima parte campeggiano le creazioni che ritraggono la gente della Sardegna. A spiccare per forza espressiva sono certamente i dipinti di Filippo Figari (Donna d’Atzara e Uomo d’Atzara) nei quali compaiono personaggi in costume, immortalati in atteggiamenti di grande dignità. Analoghi soggetti sono presenti anche nelle produzioni di Carmelo Floris, Francesco Ciusa Romagna e Mario Paglietti, tutti autori di quadri che raffigurano e scolpiscono caratteristici volti umani, espressione di un’interiorità complessa. Un viso femminile (La fanciulla d’Orani), due ritratti di vecchi e varie immagini dedicate agli oranesi sono quelle firmate da Mario Delitala, le cui opere compaiono assieme a quelle di Giuseppe Biasi, Fabio Lumbau, Antonio Ballero e a una composizione di Elio Pulli (Fiori allo specchio). A completare la carrellata ci sono due ritratti realizzati da pittori non sardi: quello di Josephine di Sant’Elia, eseguito da Aldo Severi e quello dell’ebanista Gavino Clemente raffigurato dal maestro cecoslovacco Oskar Brázda. Sogni e città sono i temi rappresentati da Federico Melis Marini, Cesare Cabras, Melchiorre Melis e Mario Mossa Demurtas, artista profondamente attaccato all’isola e seguace delle principali correnti del Novecento. Quel Novecento dal quale arrivano anche gli acquerelli colorati, brillanti e dai tratti decisi di Stanis Dessy, che disegna gli scogli e il mare di Alghero, una veduta di Sant’Antioco e alcune zone simbolo della città di Sassari (Piazza Azuni, Piazza Tola, il Lavatoio del Rosello). Appartengono allo stesso filone anche il dipinto giovanile (Cavalcavia di Sassari) di Ausonio Tanda e le tele dalle tonalità pastello di Salvatore Zona. Mentre l’atmosfera più onirica risulta ben nitida nelle varie rivisitazioni (Presepe, Matrimonio a Oliena, I doni, Penelope) di Edina Altara. Rituali, scorci e paesaggi della Sardegna si ritrovano insieme nella parte espositiva ispirata alla natura, dove si possono ammirare le composizioni di Giuseppe Biasi dedicate alla religiosità femminile; le novità formali tratteggiate da Pietro Antonio Manca, che dipinge i riti davanti al fuoco e lo scoppiettare della legna ardente; alcune vedute dell’isola secondo Mario Delitala e Stanis Dessy; le rappresentazioni di Remo Branca e Giuseppe Altana; e le atmosfere dense e pastose riportate sulle tavole di Costantino Spada, autore di creazioni vigorose e colorate. - Marta Virdis

giovedì 4 giugno 2009

Edina Altara su "Pagine d'Arte"

Il critico d'arte Raffaello Giolli, che già nel 1916 aveva iniziato a parlare di Edina Altara, apprezzava così tanto l'opera della giovane pittrice sarda, che nel 1917 le dedicò la copertina del numero di maggio di Pagine d'Arte (vedi immagine a sinistra) e scrisse su di lei un articolo di quattro pagine, corredato dalle foto di due collage e di un giocattolo di carta.





UNA PRESENTAZIONE: EDINA ALTARA.

"questa è la mia gioia, attendere e guardare la strada"

1.
Edina Altara fa i suoi quadri con le carte colorate. E il suo respiro, mentre lo spirito del pittore che lavora il colore e ne crea il tono, penetra nella materia — vola aereo sopra le carte ch'ella sceglie già pronte, e le appaia, sospeso tra due vibrazioni in una scia di luce o legato in un ritmo di linee, non tenue se così sensibile, nè superficiale se pur non entrato ma purificato e incorporeo, e davvero tutto anima se la macchina fotografica non riesce a fissarlo e bisogna che io vi descriva la stanza severa della vedova di Tonara, invece di farvela riprodurre in un'incisione.
Un foglio di carta stampata dovrebb'essere tut-t' eguale. Al più, se stampato male, con qualche macchia. — Incollato sul fondo di questo quadro non dovrebbe dare che il tono della parete, piatto, convenzionale. Invece un'imposta ci si angola sopra così sicura che più ancora dei cardini ci si fida dell'aria che le gira intorno, che fa peso e la sostiene. Tutto il fondo nero si discopre vivo e l'aria che qui avviluppa, larga e scorrente nella luce, sulla parete poi stende ombre e apre chiari inesistenti, richiama da calde profondità invisibili risonanze misteriose che sentite e non ci sono, si piega nell'angolo del pavimento, discende a sostenere il gran piano d'un braciere, e passando dietro certi puri bagliori verdi si raccoglie incupita nell'angolo della stanza, aria buia e pesante che non l'ha mai giunta un riso di sole. — Questa carta, non è diventata solo la tappezzeria del muro. S' è sciolta in aria nera. Un'aria densa e scura, spessa e fluttuante in scivolature agili e mute. Chiusa in un'onda senza cielo, perchè quella bocca vedova si è fermata alla parola e al respiro ; e colorita di nero dal riflesso di quegli occhi nell'aspetto del lutto. — « Egli non torna ». Ma anche la sposa che qui siede è « della terra degl'intrepidi». Non piange. Non ha la pietà lacrimosa della casa. E la regina nel mezzo della camera buia. Della casa è lei la padrona : e nessuno la richiama all'opera interrotta. Pensa a lui che non torna, dalla guerra : lo segue, sin dove non può. — Con muscoli fermi e tesi. In una vita chiusa e non ferma. La morte e la vita all'estremo quando lo spirito s'allontana nel sogno e tutta la vita è restata nell'anima. — Neppure ad aprire la porta non si esce volentieri. C'è fuori molta luce, e una strada larga, e fiori sul prato. Pure non ci si muove ad andarci. Anche i fiori del prato toccano la terra, e lo spirito insoffribilmente vivo se n'è ora liberato portando l'ampiezza del suo spasimo nel mistero del silenzio.
Questo valore dialettico di umanità ardente e contenuta è anche il valore di tecnica raccogliente, del quadro.
In quésti quadri di Edina Altara non c'è mai nulla da togliere nè da aggiungere. Tutto è risolto e concretato all'estremo: perfetto. E se questo giova al fascino sul pubblico — gente che non ha tempo da perdere, nè voglia di faticare nei calcoli delle intenzioni, e si ferma volentieri solo davanti ai totali chiari — imbarazza un poco noi che — da Tintoretto a Cézanne a Carpi — dal genio antico all'amico giovane — siamo abituati nell'ansietà d'un implacabile desiderio a misurare più le intenzioni aperte che le realtà conchiuse, e ci siam fatta la bocca all'arido, all'aspro, e abituate le mani a sanguinar negli spigoli. Se un segnetto d'un bambino ci manda in visibilio più d'una curva del Canova o del compasso di Sacconi perchè più aperto a possibilità fantastiche, un'anima che s'esprima intera, felicemente come questa di Edina Altara che lavora senza esitazioni meglio di Michelangiolo, e non fa sbagli e mette tutto al suo posto giusto, quasi ci spaventa, come se c'incontrassimo in un professore d'accademia. E qualche volta, davanti a questi quadri, i maligni cercano almeno di dubitare, per questo, se non siano soltanto d'agili abilità decorative. — Ma come s'ha da dire che questo suo senso d'ordine è più della specie di Raffaello e d'Ingres che non del professore d'accademia, si può poi pregare di fermarsi davanti a questo quadro di rinserrata umanità — che, se lo si loda, non lo si può certo soltanto lodare per la decorazione esterna.
Le riduzioni non l'impoveriscono: gli arricchimenti non l'ingombrano. La sua semplicità espres siva è di rigorose essenzialità. Questo condurre il pallore del volto a una magrezza arida (che Viani la può invidiare anche per le sue secche silografie) invece che a una tenerezza fragile, e questo contenere il dolore senza attenuarlo, più negli occhi asciutti che nelle lacrime, e tutto questo contenere senza diminuire ma anzi profilando in linee di più chiara e intensa espressività è intendere il mondo centralmente con un istinto che vale la sapienza più illuminata. Perchè condurre gli opposti ad aiutare la stessa persuasione è dominare la vita sino agli estremi. E ogni gusto estremo, gusti (non per una litania dannunziana d'approssimazioni all'ineffabile, ma per segnare i termini di questi dialettica) d'aridità e di lusso, di caldi voluttuosi e di caste semplicità, di grandiosità e di raccoglimento, stoffe severe, e frastagliate, colorazioni diffuse afose e profondità vibranti, un tormento di colorini sbattuti su un orizzonte di linee riassuntive, gusti di semplificazione sommaria e di insistenze descrittive, li ha incentrati e qui ricompost in unità superiore.
Se la cert> zza degli equilibri, l'agilità dei ritmi e la mancanza delle es tazioui, altrove fanno ammirare finezze ma so tanto squisite, robustezze ma soltanto soli le, larghezze ma soltanto ampie, in questo quadro la grandiosità è severa, le larghezze sostenute e piene, le finezze prof nde e internate, le robustezze commosse, — nessuna prepotenza di sensi, nessuna noia di virtuosità monotone, nessuna gioia di facilità pettegole. Infocata intuizione uscita da una coscienza ricca di una sua storia.

2.
Gli abbandoni non erano di una virtuosità vanitosa. La sicurezza non le esce dalla superbia del saper fare — ma serena nella semplicità delle naturali espressioni. C è in questo giovane spirito libero una gioia istintiva del vivere e il senso felice della pienezza espressiva e il gaudio delle incontenibili liberazioni.
Le tre macchie rosse delle Rose di Barbagia hanno questo senso dell'improvviso uscente, danno l'evidenza di questo interno e violento istinto pittorico. — Non si spiega forse, questo alzarsi d'impeto di piani affocati, nella nostra quattrocromia, perchè l'inchiostro tipografico grasso e untuoso non può essere piatto e secco come queste nitide placche arroventate, come una lamina egualmente risonante nella diffusa vibrazione del colpo, non può dare i riverberi puri dell'acque accese nei prati dalla scorrente fiamma del tramonto. Ma se piuttosto di guardar qui vi conviene pensare a fuochi accesi nell'aria, di notte serena, per l'istantaneità d'improvvisa e netta accensione di questa intuizione rossa, qui vedete bene invece l'unità organica di
queste macchie impetuose. Delle macchie rosse uscite sul foglio nero e colate giù fluide a lasciar laghetti fosforescenti. Delle macchie bianche. Delle masse nere misteriosamente alzate nel fondo nero. — Le Rose di Barbagia non sono davvero soltanto tre donne in costume sardo. Ma guardate questa prima, al basso: — il monte nero e notturno è fiorito di cenere e acceso da un grande rogo cattivo. Più su quei rossi sinuosi son labbra molli su gigli sfatti: sotto, una bocca aperta su una gola di sangue, nell'angolo ristretto di livide labbra sottili : laghi di rossi sulfurei: laghi di latte e ninfee infocate : rose ardenti sfogliate tra narcisi e gigli : larghi occhi bianchi: incubi, carezze. — Perchè l'intuizione pittorica è uscita in questa sua sostanziale e schietta purezza fantastica: di piani alzati su curve ritmiche, di toni pieni e vibranti, saldi larghi vigorosi, costruiti soltanto per la gioia d'una calda architettura — che può contenere tutti i sogni.
Guardate come ha saputo mettere il bianco su bianco : con quale accurata pazienza ha ritagliato nella sua carta quelle piccole labbra, quelle sopracciglia nere : come è stata attenta anche a un neo malizioso. — Se non ha cincischiato le tre vesti rosse e nere di una pioggia di coriandoli voi non dovete soltanto ora credere che qui sia stata trascinata da un suo senso del colore intero e pieno, ma anche che quando fa diverso ed usa la sua forbice per tutto quel che può dare di più, anche allora è trascinata, con eguale sincerità d'intuizione, per altre esperienze, dalle altre sue energie creatrici.
La veste della Santa di Casa è di una rara preziosità di colori e di linee intrecciate. Si può star lì ore intere a decifrarla, e gustarla, seguendone gli sviluppi decorativi come d'una damascatura di lama araba: ma subito ne sentite, nell'istante, la gioia e 1' ingenuità pura, come d'un ricamo religioso: con la facilità d'inseguimento nella loro velocità riassuntiva, delle sottoposte pieghe diagonali, col subito fascino della soave purezza di questa delicata maternità. Il che vuol dire che anche le sue più minute spiegazioni son sempre tenute in sesto da una avvolgente visione riassuntiva.
In ogni altro quadro similmente raggiunge definitive risoluzioni stilistiche delle quali assai gioverebbe continuar a confessare e raccogliere tutte le diverse esperienze tecniche: ma di cui più giova notare 1* inconsapevole potenza fantastica. Questa Santa di Casa che avrebbe dovuto essere soltanto una buona madre è diventata per tutti noi una Madonnina : e un quadro d'una Donna che si pettina è intuito con una purità che sembra religiosamente trasfigurarlo in una Annunciazione.

3.
Quando Edina Altara — che ha diciott' anni, ma che sembra, così gaia e giovane, aver l'ingenuità maliziosa dei suoi piccoli bambini di carta — vi mostra per la prima volta i suoi « pasticcetti » vi chiede subito, sorridendone perchè è intelligente e sa la sua domanda inutile, e pure con qualche tremito d'attesa perchè la domanda è più forte di lei, se vi pare che ci siano errori di disegno, e se vi pare che, oltre la pazienza, elogiatale da tante signore, ci sia qui anche «l'arte», come sarebbe nei quadri dei pittori...
Quando si fabbricava, ragazzetta, da sè, le sue bambole di carta, con i vestiti e il corredo di carta, sapeva soltanto di divertirsi. Quando alla scuola normale la bocciavano perchè invece di studiare stava a giocare con le carte colorate, nessuno, in iscuola e casa, non pensava all'arte. Nè quando lasciata, con consolata disperazione, la scuola, si chiudeva nella sua stanza a fare i suoi quadretti di carta, questi dei quali appunto ora parliamo, nessuno la pensava diversa dalle signorine brave che lavorano con la pirografia i portaritratti pel salotto. E neppure non pensava all'arte costruendo quei
giocattoli dei quali abbiamo detto già, in queste Pagine di dicembre e marzo, che non erano, no, giocattoli, ma sculture ardite e severe.
Queste forme spianate nella carta son così riassuntive e nuove, intese con fresca originalità in una penetrante realtà, con uno stile chiaro e rapido, pieno di cose, denso di vita, che non ci saranno forse dieci scultori in Italia così personali ed esperti.
I quadri valgono anche più. Nè la gente si meravigli se consideriamo questi quadri di carta ritagliata, opere d'arte di molta serietà. — Non sono soltanto degli alti valori ciascun per sè definitivo, ma bisogna saperci vedere dentro un continuo poggiarsi e salire, poggiarsi e salire in un movimento organico e sicuro di sviluppo. Dopo aver usato nel Telaio le sue lastrine di carta in una evidenza di costruzione statuaria ma cruda, nella Donna che si pettina le consolida in una plasticità salda e smaltata, nelle Rose di Barbagia le apre in una luce vibrante. Sino a sfuggire anche la evidenza dei sensi costruttivi dell'immagine, nella diffusione di mistero e d'atmosfere sognanti di Egli non torna e di Sa Furistera. In un salire integrale, d'una tecnica che sa dire di più, e assieme d'un anima che sa più cose: che passa dalla comicità puerile dei bambini giocanti, in parole più serie : e poi lascia anche le parole. L'ultimo lavoro — Sa Furistera — non è soltanto d'una eleganza lieve e silenziosa, ma d'una atmosfera vagante di sogno deliziosamente inafferrabile. Sa Furistera viene davvero dal paese dell 'ignoto, dai campi paradisiaci delle gazzelle e dei caprioli eleganti, nelle rosee pioggie di profumi da petali tremanti. I ritmi delle linee e le vibrazioni dei colori son passati nell'aria, musicalmente.
— Non dire che sembra una copertina della Vo-gue. Perchè non basta averne l'eleganza per doverne avere la superficialità. Anche la tua signora è elegante : e pure non è una copertina della Vogue.
Non si può parlare, come s'è sentito qualcuno, della Vogue e della Jugend, del Simplicissimus e di Fritz Erler. Perchè Edina Altara non lavora di maniera su eleganze accattate come un Terzi o un Brunelleschi : e a non capirlo non fate buona figura. A portarne i quadri in qualunque esposizione italiana — se l'altre opere non son di Gola o Previati, di Carpi o di Penagini, dei cinque o sei maestri o di quei dieci o venti giovani che si cercano con onesta e ardita intelligenza — tutto, vicino a lei cade. Proprio per la fresca limpidezza frizzante d'aria mattutina che svuota le superficialità trionfanti nelle facili accontentature pomeridiane, e accusa l'impudenze presuntuose dei falsificatori quotidiani. Che respiro a quest'anima candida, da Comunione !
Non diciamo che Edina Altara valga Previati.
Anzi il suo disegno serrato può non raggiungere neppure la concisione di Penagini. E sappiamo quant'è più facile lavorare con la carta che coi colori, scegliendoli invece di doverli creare, e quanto meno si sa, così, di chi è tutto nel tormento e nell'angoscia premente. Ma dei suoi limiti non ci interessa segnarne ora che uno, il primo che conta, e che la tiene al di qua, tra gli artisti, sopra la mediocrità della folla. In una compagnia radissima. Nella quale le si potrà trovare poi il suo posto, ma dove vediamo con gioia già tutti alzare, con rispetto, Bistolti e Wildt, (diversamente da quel che le deve capitare nella vita, con i molti che le valgono meno), non perchè valga più di loro, ma perchè ne stimano il carattere nuovo che porta : perchè è donna.
Ecco una profezia che s'è avverata. — Era parso, il nostro di profetar tra donne, un azzardo pericoloso. — Neppur loro non volevano credere di poter avere tra sè delle persone più intelligenti : e Margherita Sarfatti lasciava al tempo di dirmi se avevo ragione o no. Pochi mesi mi danno già una ragione di più. Me la prendo, così, alla svelta, sei'za star a cercare nel fatto la precisa conferma della teoria, ac ontentandomi di poter dire che certo il fatto è coerente a quelle idee se appunto mi s'è svelato dopo di quelle, e se per capirlo senza deviare in meraviglie stupefatte bisogna appunto pensare quelle idee. — Basta dir ora che questa è arte. Che sia anche arte femminile, per chi non capisce l'impeto strano che sostiene quest'ordine, dovrebbe esser chiaro almeno perchè è fatta con le forbici, e da una donna.
Ma è proprio quell' intero spirito nuovo che noi si profetava. Non solo una pittura o una scoltura nuova : ma un mondo visto e rifatto nuovo. — Ne può uscir tutto : la moda nazionale per le nostre signore e i giocattoli per i bambini, tappezzerie e cuscini, illustrazioni di libri, scolture di legno, pittura, scoltura, architettura.
E uscirebbe se si fosse a Parigi: o se almeno a Milano intendessero ormai i problemi pratici dell'arte con quel rispetto e con quella intelligenza che se ne ha nella vita straniera.

4.
Poiché non siamo a Parigi, e la Milano d'oggi non è ancora molto diversa da quella di ieri — basta vedere come la stampa e il mercato l'hanno accolta, stupiti o scettici, come una giovinetta precoce, o come un qualunque altro pittore che cominci la sua carriera — Edina Altara resterà nella pace dei suoi gusti : e se ne tornerà in Sardegna a far solo quel che piace a lei, bambole per sè, quadri per sè.
Ma forse i suoi gusti non saranno più ormai molto tranquilli. È giunta ad uno sviluppo di forze che, o si conquista di colpo il mondo lirico, o ricomincia daccapo nelle esperienze umili.
Può darsi che quelle scomposizioni fantastiche che abbiamo provato noi su qualche suo tono, lasciandoci sognare capricciosamente su queste sue immagini sino a vedervene cento altre da lei non viste, le veda lei, più avanti, qualche momento, e lavori esprimendosi in quel momento. Può darsi che abbandoni anche i bei costumi sardi e che li-
beri tutta la sua fantasia soltanto nelle sue emozioni interne, senz'aver più bisogno di dar forme descrittive ed episodiche alle sue trasfiguranti visioni, di colori simbolici, e di magiche improvvisazioni : uscendone immagini pure. Dopo aver fatto il ritratto di Sa Dama adagiata pigramente nella ricchezza orientale del suo bell'abito, appassionata e lenta come un'indiana, preferirà forse lasciarsi lei invadere da questo sogno, e invece di vedere quegli occhi sognanti essa vedrà quei sogni come se quegli occhi fossero i suoi, si lascerà lentamente abbandonare e liberamente fantasticare in quel lontano obliarsi. Da Tagore a Redon. Sentendo la paura di quelle fantasie ignote che ingrandiscono le cose come negli incubi : — o con la gioia di vederle illuminate d'azzurro, passeggiando pel giardino delle fate, in una fiorita di stelle. Abbandonando sempre di più il corpo, il vero, la descrizione, l'evidenza episodica, l'appoggio materiale, le bravure meccaniche: entrando sempre di più nell'interno dell'immagine libera, aerea. Quel che si usa dire: giungere alla musica ; e che è solo il giungere alla lirica pura.
Forse invece, per salir tanto, vorrà prima avere più forze: e avrà forse ora solo il desiderio di rifarsi daccapo un'altra umile disciplina di studi elementari, di sofferenze disperse, di sacrificanti ritorni. Ricomincerà daccapo, lasciando la carta e adoprando i colori sino al possederli. Adoprando la plastilina, per le sue scolture rapide. Scoprendosi un'altra scoltura tutta sua, solida, colorata. Trovandosi un'altra originale tecnica pittorica, più seriamente complessa e più ricca di possibilità. — Per salire poi, con forze più esercitate, almeno alla fiaba deliziosa.

A vederla così bambina, con le più sorprendenti e capricciose ingenuità pratiche, che non vuol neppure la noia di pensare alle cose sue, sempre contenta anche di una riproduzione non riuscita bene e di una esposizione fatta male, vien voglia a molti di tutelarla. E qualcuno persino la consiglia di mettersi a studiare il vero... Ma è una bambina più forte di tutti questi uomini perchè alle sue cose pensa, almeno, mentre le fa, con serietà persuasa.
Noi, dunque, soltanto la preghiamo di far sempre quel che lei desidera : e i consigli — virilmente chiari e precisi come usiamo — li teniamo per gli uomini.
Raffaello GIOLLI


martedì 2 giugno 2009

La carriera artistica di Edina Altara

Edina Altara nasce a Sassari nel 1898. Fin da bambina la Altara mostra una notevole propensione per il disegno, i colori e l’uso della carta. Giovanissima inizia la sua carriera artistica come autodidatta.
Nel settembre 1916 partecipa alla Mostra della Mobilitazione Civile a Sassari, con collage in carta, tela e filo, e due mesi dopo è a Milano, alla Mostra campionaria del giocattolo italiano, dove ottiene la medaglia d'argento con dei giocattoli in cartone colorato. Il critico Raffaello Giolli, direttore della rivista milanese Pagine d'arte, comincia a interessarsi del suo lavoro.
Nel marzo 1917 espone le sue creazioni in cartoncino alla Mostra del Lyceum, a Milano. Sempre nel capoluogo lombardo partecipa, in maggio, insieme a Primo Sinòpico, Melkiorre Melis e altri artisti, alla Mostra Sarda organizzata da Biasi nella Galleria centrale d'arte di Palazzo Cova. Il suo lavoro viene segnalato da critici come Margherita Sarfatti, Vittorio Pica (che dedica un lungo articolo a lei, Biasi e Sinòpico su Emporium) e Ugo Ojetti. Raffaello Giolli se ne fa sostenitore entusiasta, pubblicando un lungo articolo su Pagine d'arte e usando uno dei suoi collage come immagine di copertina della rivista.
Partecipa poi alla XIX Mostra della Società degli amici dell'arte di Torino, nella quale il collage "Nella terra degli intrepidi sardi, Gesus salvadelu" (opera del 1916) viene acquistato dal re (è ora esposto al Quirinale). Lo scultore Leonardo Bistolfi e lo storico dell'arte Corrado Ricci, allora direttore generale per le Antichità e Belle Arti, scrivono alla giovane artista lettere di elogio.
Nel 1917 comincia a orientarsi anche alla grafica figurativa e utilizza tecniche come il collage per realizzare immagini di originale suggestione. Disegna anche una testatina per un articolo sulle sue creazioni, pubblicato da La sorgente, neonata testata del Touring Club Italiano e organo del Comitato nazionale del turismo scolastico. Nel 1917 disegna due serie di cartoline (una decina in tutto) per la Elzeviriana di Torino, per raccogliere fondi per gli orfani di guerra. Le cartoline, prima di essere vendute, vengono colorate dagli stessi bambini.
Nel 1919 è presente alla Mostra d'arte decorativa lombarda, organizzata dall'Umanitaria, e alla mostra femminile del Lyceum. Le sue illustrazioni sono pubblicate da Rivista sarda e In penombra.
Esegue disegni (tradotti in xilografie per la stampa) per i numeri unici dell'Associazione Universitaria Sassarese.
Dal 1920 collabora con il Giornalino della domenica, diretto da Giuseppe Fanciulli, e nel 1923 espone nella mostra degli illustratori della rivista, organizzata a Milano presso Bottega di Poesia.
Nel 1922 collabora anche con la rivista per ragazzi torinese Cuor d'oro, comincia a realizzare raffinate illustrazioni per La donna e partecipa alla Mostra sardo-piemontese di Alessandria. Sposa l'illustratore Vittorio Accornero de Testa (in arte, in quegli anni, Max Ninon), conosciuto a Casale Monferrato, e la rivista Lidel pubblica nella cronaca mondana la foto della partecipazione di nozze, disegnata da entrambi. Dopo un primo periodo trascorso a Casale Monferrato, la coppia si trasferirà a Milano.
Da sola o – più spesso – in coppia con "Ninon", Edina collabora con varie riviste, tra cui Il giornale dei balilla, Noi e il mondo e Lidel. A queste collaborazioni si aggiungeranno più tardi quelle per Fantasie d'Italia, Scena illustrata, La lettura, Per voi signora, Grazia, Rakam.
Con il marito illustra anche trenta volumi per ragazzi, per lo più editi da Bemporad e Paravia, tra i quali opere di Zia Mariù (Paola Lombroso). Lavora anche nella pubblicità, disegnando calendarietti per ditte di cosmetici come Viset, Caleri e Giviemme.
Nel 1929 Partecipa con alcuni collage alla Mostra d’Arte della Primavera Sarda a Cagliari.
Nel 1931 Espone alla II Mostra Sindacale Sarda di Cagliari.
Artista poliedrica, abile disegnatrice, sensibile e fantasiosa illustratrice, creatrice di moda, dopo la 
separazione amichevole dal marito, nel 1934, apre a Milano, nella propria casa, un atélier in grado di attirare una raffinata clientela.
Negli Anni 30 disegna numerose cartoline in stile Decò per la casa editrice Degami.
Nel 1936 partecipa alla VI Triennale di Milano con tre disegni per tovaglie, assieme all'artista Giuseppina Buzzoni Giusti.
Negli Anni 40 disegna pubblicità per marchi famosi come Ducati, Bemberg, Borsalino, Roberts, impermeabili San Pellegrino.
Dal 1940 al 1943 e nel 1945 realizza figurini di moda per la rivista Grazia dell'editore Mondadori.
Dal 1944 al 1945 realizza copertine e disegni di moda per la rivista Fili Moda, della casa editrice Domus.
Dagli Anni 30 agli Anni 40 Edina si dedica alla ceramica, realizzando disegni di tema folkloristico sardo per piatti e mattonelle prodotte dal negozio Margelli di Sassari attraverso le Ceramiche Faentine di Minardi. Si conosce un piatto prodotto dalla Lenci.
1940-44 Chiude l'atèlier a causa della guerra. Interrotto il rapporto con Margelli, sempre a causa della scarsità di mezzi dovuta al periodo bellico, comincia ad utilizzare per le ceramiche la tecnica della decorazione a freddo. Iride e Lavinia collaborano con lei, trasportandone i bozzetti con colori sintetici su mattonelle e piatti smaltati di bianco. Questa produzione viene commercializzata in Sardegna attraverso la Bottega dell’Artigianato di Sassari, la cui proprietaria Maria Serra, amica delle Altara e particolarmente di Iride, è in stretto rapporto con Eugenio Tavolara, scultore e designer alla cui opera di orientamento e riorganizzazione si dovrà nel dopoguerra la rinascita dell’artigianato sardo.
Dal 1942 al 1948 Edina collabora, con copertine e figurini, a Bellezza, rivista diretta da Gio Ponti, al quale è vicina e che la coinvolgerà in vari progetti decorativi.
Nel 1947 Edina realizza decorazioni in trompe-l’oeil per tavoli di Ponti prodotti da APEM e Radice di Milano. Un tavolino figura nella mostra Lo stile nell’arredamento moderno, allestita a Milano nell’atelier di Fede Cheti, creatrice di tessuti di arredamento che lavora con artisti e architetti.
Dal 1947 al 1949 realizza copertine e figurini di moda per la rivista Rakam.
Negli Anni 50 Edina realizza i “fiammiferi vestiti”, minuscoli personaggi in costumi storici o popolari, confezionati con cura certosina e fissati su scatole di fiammiferi.
Il periodo 1948-1952 per Edina è forse il momento di più stretta vicinanza a Gio Ponti. Collabora con Piero Fornasetti alla decorazione del negozio Dulciora a Milano, progettato da Ponti. Per la galleria del transatlantico Conte Biancamano, progettata da Ponti e Nino Zoncada, esegue 16 pannelli dipinti su cristalli antichi, con figurazioni di costumi popolari italiani ispirate alla raccolta di costumi di Emma Calderini. Per il Conte Grande realizza, su cartone di Ponti, Allegoria del viaggio, un pannello dipinto dietro cristallo specchiato nero, collocato sullo scalone della hall, nonché i cristalli dipinti che ornano le pareti della sala da pranzo.
Sempre per Ponti realizza alcuni pannelli in specchio dipinti sul tema dell’amore, destinati a decorare un cassettone a ribalta in radica di noce sbiancata da lui progettato. Sue opere figurano al Brooklyn Museum di New York nella mostra M.U.S.A., rassegna itinerante (viaggerà fino al 1953) di artigianato moderno e di arti decorative italiane, organizzata da 12 musei americani, dal governo italiano, dall’ECA e dalla Compagnia Nazionale Artigiana.
1951 Edina partecipa alla IX Triennale di Milano con alcuni tessuti disegnati per le Cotonerie Meridionali. Un cassettone di Gio Ponti con cristalli dipinti da Edina figura alla stessa Triennale. Il mobile verrà poi pubblicato su Domus nel 1957 come parte dell’arredo della stanza della figlia nella casa di Ponti. Edina esegue due porte in specchio dipinto con storie di Atena e di Bacco e un altro cassettone, pure in specchio, per la casa Lucano a Milano, arredata da Ponti.
1952 In maggio Ponti le dedica un articolo su Domus, “Opere d’arte nella ‘casa di fantasia’ e la pittrice cantastorie”.
1953 Per l’Andrea Doria, ancora sotto la regia di Ponti, Edina realizza il pannello decorativo del bar.
1955 Durante un soggiorno a Milano, ospite di Edina, Lavinia modella una serie di piccole sculture in terra cruda che Ponti pubblica nella sua rivista, senza peraltro indicarne l’autrice. All’incirca nello stesso periodo anche Iride comincia a dedicarsi alle arti applicate, con la creazione di fantastici oggetti e animali in pergamena dipinta, conchiglie, stoffe, passamaneria, e di figure in treccia di filo di rame.
Sempre nel 1955 la rivista Bellezza dedica la copertina e numerose pagine a Edina Altara, alcuni servizi di moda sono realizzati proprio in casa della pittrice e nelle foto si vedono numerose sue opere d'arte.
Nel 1956 Lavinia e Iride espongono alla prima mostra dell’Artigianato Sardo di Sassari. Qualche mese dopo (marzo 1957) Domus pubblica, della prima, la terracotta Eden, e della seconda dei fiori in pergamena dipinta.
Nel 1958 Iride è presente alla III Mostra dell’Artigianato sardo di Sassari con alcune figurine e una testiera di letto in palma nana intrecciata. Le viene assegnata una menzione di merito.
Negli Anni 60-70, sul principio del collage si fondano anche gli “altarini” che Edina inventa a partire da foto di Madonne e gruppi religiosi tratti da celebri opere di artisti del passato, deposizioni romaniche in legno, dipinti di Antonello da Messina o di Carlo Crivelli. Le composizioni di figure ritagliate, racchiuse entro cornici di legno decappate e decorate, sono applicate su un fondo di specchio acidato.
Edina dagli Anni 50 all'inizio degli Anni 70 realizza tantissime illustrazioni per un’organizzazione religiosa, la Casa Mamma Domenica per la Redenzione Femminile. Di questi anni, infatti, sono numerose serie di cartoline e tanti calendari, oltre al volume Lo Scrigno dei Ventagli.
Edina muore a Lanusei, nel 1983, dopo una lunga malattia.

Queste in estrema sintesi le collaborazioni con Gio Ponti:
1945 Nel n. 6 di Stile, Ponti parla del Libro Giocattoli di Edina Altara
1946 Edina scrive tre articoli per il n. 1, il n. 2 e il n. 3 di Stile
1949 Conte Grande (Nature morte per la sala da pranzo e Allegoria del Viaggio su bozzetto di Ponti)
1950 Casa Lucano (San Remo)
1950 Arredamento negozio Dulciora a Milano
1950 Conte Biancamano
1950 Mostra M.U.S.A. negli Stati Uniti (partecipa con uno specchio dipinto, pubblicato su Domus)
1951 IX Triennale di Milano (disegni per tessuti per le Cotonerie Meridionali, uno dei motivi è stato usato per la copertina dei Quaderni della Triennale pubblicati dalla Domus)
1951 Motonave Oceania
1951 Andrea Doria
1951 Casa Ceccato a Milano
1951 Casa Lucano (Milano)
1952 Motonave Africa
1957 Domus, appartamento Ponti in via Dezza (cassettone esposto alla Triennale del 1951)

Questi i libri illustrati da Edina Altara:
Avventure straordinarie di Cicognino, Paravia, G.M. Folch i Torres, 1947
Il Libro Giocattoli, Hoepli, 1945
Il Piccolo Re, A. Lichtenberger, Bemporad, 1930
Le Fiabe di Zia Mariù, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1925
Le Fiabe di Zia Mariù, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1952
L'erba voglio e altre novelle, Maria Pezzè Pascolato, La editoriale libraria
Lo Scrigno dei ventagli, Casa Mamma Domenica, 1950
Quattro favole, Silvia Fiocchi, Milano-Verona, 1971
Rex prima classe, catalogo transatlantico Rex anni 30
Storia di una bambina e di una bambola, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1925
Storia di una bambina e di una bambola, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1952
Storie di bambini che conosco, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1924
Storie vere di Zia Mariù, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1925
Un reporter nel mondo degli uccelli, Paola Lombroso Carrara, Paravia, 1926
Povero Tonino, Gianna Sibaud, La Editoriale Libraria (Stelline)
Ragazzi allo specchio, Paola Carrara Lombroso, Paravia, 1935
L'agnellino nero ed altre fiabe, Carola Prosperi, Paravia, 1930
Quattro cani a spasso: racconto per ragazzi, Virginia Piatti Tango (Agar), Paravia, 1931 
Bracaloncino, Maria Ferraris, Paravia, 1931 
Fiabe a totolino, Marianna Cavalieri, Paravia 1930
Storie di Barbabionda, Barbagrigia e Barbabianca: fiabe per ragazzi, Cesarina Fanfulli Coppini, Bemporad & Figlio, 1924 
L'avventura di un canino, Anton Cecov (o Cehov), traduzione dal russo di Erme Cadei
La diligenza delle dodici fiabe, Vincenzo Fraschetti, Paravia, 1932
Storia che finisce bene, C. Del Soldato, Trieste, La Editoriale Libraria (Stelline)
Tim Boum e Tata Boum, T. Combe Torino, Paravia, 1926
Le Avventure di Tim Boum, T. Combe – Torino, 1928
Le Nuove Avventure di Tim Boum, T. Combe
La Maggiolata Di Sandro, Umberto Gozzano, La Editoriale Libraria (Stelline)
Navigare Necesse Est, Gina Algranati, Paravia, 1931
Nuove avventure di Cicognino, G.M. Folch i Torres

venerdì 29 maggio 2009

Edina e la "Rivista Sarda"

Edina Altara collaborò con la Rivista Sarda nel 1919 e nel 1920. Nel numero 2 del 1919 realizzò una illustrazione a tutta pagina intitolata "Nicolava". Mentre nel numero triplo 5-6-7 dello stesso anno realizzò una splendida copertina a due colori. L'anno dopo, nel maggio del 1920, Edina realizzò una testatina intitolata "Canto per i morti di Sardegna". Nello stesso numero compare una elaborazione artistica di una foto di Edina fatta dal pittore bosano Melkiorre Melis a corredo di un articolo in cui si parla degli artisti sardi dell'epoca. Oltre una pagina è dedicata, appunto, a Edina Altara. La direzione artistica della "Rivista Sarda, politica - economica - letteraria - artistica", (Roma, 1919-1924), nel 1920 fu affidata a Melkiorre Melis.

Più in basso riportiamo il testo integrale dell'articolo, mentre per vedere le pagine e le illustrazioni della Rivista Sarda è possibile cliccare qui. Le riviste sono tutte di proprietà della biblioteca universitaria di Sassari.
Edina Altara
Per quanto sia una nostra ottima collaboratrice non avemmo mai occasione di parlare di Edina Altara, e, crediamo che, all'infuori dei cronisti isolani, nessuno dei critici sardi si sia occupato di questa nostra genicissima giovinetta. Molte riviste italiane ci hanno detto a suo tempo tutto il bene che Edina Altara si è meritato nelle mostre fatte a Torino ed a Milano, ma nói sardi ci siamo sempre limitati e leggerne con piacere le lodi, senza far di più per incoraggiarla e aiutarla. Altri invece, leggendo le suddette critiche benevole, hanno dubitato del valore intrinseco di questa
artista nostra. Nè dobbiamo credere che tutta la benevolenza tributata dalla stampa continentale alla nostra pittrice Altara, sia dovuto, come molti pensano al fatto che lei è ragazza e per di più graziosissima. No affatto. Edina Altara è stata sempre giudicata bene ed al disopra di ogni preconcetto o pregiudizio, per quello che vale; per quella freschezza e spontaneità che circonda ed infiora l'arte sua.
Altra cosa importante da escludere, è la faciloneria della quale parecchi accusano quest'artista per la tecnica di cui si serve nella espressione del suo sentimento d'arte, poiché sostituisce ai colori del tubetto la gamma generata dagli accordi di carte colorate messe insieme ed incollate.
E la dimostrazione più sincera della incompetenza di chi giudica questa pittrice o musicista del colore, poiché non è il mezzo che noi dobbiamo giudicare, ma il fine. Ed i risultati che ci dà rappresentano indiscutibile opera di bellezza.
La produzione di Edina Altara è senza dubbio una serie di lavori armoniosi una quantità di gioielli d'arte, che lei offre di quando in quando alla carezza degli occhi nostri in molte esposizioni regionali e nazionali.
Quadretti di vita intima e di scene campestri, oppure pannelli decorativi. In tutti i soggetti che lei tratta sa trasfondere il suo spirito personale, la sensibilità fine, il sentimento ornamentale. Nei giocondi soggetti di bambini, o che essi si divaghino coi pulcini, o che accarezzino un gatto o un fiore vi è sempre una così limpida nota di tenerezza infantile che empie il quadretto di una freschezza confortante. Mentre nei molti motivi di scenette decorative essa dispone con una parsimonia d'armonia tutt'altro che femminile gli elementi del quadro, e ne ottiene sempre una composizione di musica e di luce. Cosa ben difficile per i giovani artisti la composizione di un soggetto decorativo, e specie per la incompleta preparazione della donna poiché oltre alla conoscenza della linea, alla sensibilità per il colore, al criterio di armonia, vi sono tante altre difficoltà, le quali si possono solo superare o con un frésco bagliore di genialità, oppure con una manifestazione di profonda sapienza pittorica.
E cosi dobbiamo concludere che Edina Altara è un'artista autentica, nata per la bellezza e per l'armonia.
Speriamo che riprenda presto la sua attività e che dia occasione di occuparci ancora di lei con piacere vivissimo di sardi e di ammiratori.

sabato 23 maggio 2009

Edina e la rivista "La Donna"

Edina Altara iniziò la sua collaborazione con la rivista "La Donna" nel 1922, anno in cui disegnò due copertine (giugno e novembre). Qualche mese prima, nel febbraio del 1922, la rivista aveva dedicato un lungo articolo alla pittrice sassarese, "Edina Altara: un'artista sarda", scritto da Elisa Albano. La foto qui accanto è tratta proprio da quella pagina: alle spalle di Edina uno dei suoi collage.
Dopo otto anni di pausa, Edina Altara riprese la collaborazione con La Donna, questa volta assieme al marito Vittorio Accornero de Testa, che firmava Max Ninon (abbandonò definitivamente questo pseudonimo nel 1933). Nel dicembre del 1930 Edina e Ninon firmarono due illustrazioni a colori per il racconto "La sorte di Felice". L'anno successivo, nel gennaio e nel marzo 1931, firmarono due splendide copertine decò. Nei lavori degli Anni 30 per la rivista "La Donna" è evidente il maggiore peso dell'artista sarda nella realizzazione delle illustrazioni: la firma di Edina, infatti, è più grande di quella di Max Ninon, che nei lavori con la moglie si occupava prevalentemente delle parti scenografiche (paesaggi, fondali, ambienti). La cura dei personaggi, infatti, era solitamente riservata a Edina.


Questa è una breve scheda sulla rivista La Donna, tratta dalla Biblioteca digitale delle donne.
La Donna nasce 1905 come supplemento quindicinale femminile illustrato de “La Stampa” di Torino e “La Tribuna” di Roma. Si rivolge ad un pubblico femminile borghese con una serie di rubriche fisse relative alla cura della casa, alla bellezza e igiene del corpo. Rilevanti sono l’aggiornamento su temi culturali e di attualità e l’attenzione riservata a figure femminili di valore italiane e straniere attraverso la rubrica “Piccola posta” si dà voce alle lettrici. Ricco è l’apparato illustrativo, numerose le pagine dedicate alla pubblicità. Direttore è Nino Giuseppe Caimi e le collaboratrici sono Felicita Rey Ragazzoni, Marianna Clelia Abate Arcostanzo, Elisabetta Oddone e Ester Danesi Traversari. Nel 1916 e 1917 acquisisce il sottotitolo “Bollettino illustrato dell’opera femminile italiana per la guerra”. Nel 1922 la rivista viene ceduta ad Arnoldo Mondadori che nel 1924 la trasforma in un mensile, con la struttura di rotocalco patinato femminile. Nel 1927 Mondadori cede la testata ad Angelo Rizzoli e nel 1942, divenuto sempre più contenitore di moda e consigli pratici, viene accorpato a “Cordelia”.

sabato 16 maggio 2009

Edina e Ninon: "Noi e il Mondo"

Edina Altara e Vittorio Accornero realizzarono le illustrazioni per cinque novelle pubblicate su "Noi e il mondo", la rivista mensile del quotidiano romano La Tribuna (1883-1945). Le sedici illustrazioni, firmate "Edina e Ninon", sono comparse nel numero 9 del settembre 1923, a corredo del racconto "Senofonte"; nel numero 1 del gennaio 1924 per "La Biblioteca"; nel fascicolo 2 del febbraio 1924 per "Andante Appassionato"; nel numero 5 del maggio 1924 per "La Camera" e nel numero 6 del giugno 1924 per "Il Giudizio Finale".

Clicca qui vedere tutte le illustrazioni, in ordine di pubblicazione.

mercoledì 13 maggio 2009

Le pubblicità illustrate da Edina Altara

 Un aspetto poco noto, dell'attività artistica di Edina Altara, è quello dell'illustrazione pubblicitaria. Parallelamente al lavoro per le riviste di moda, come Grazia, Bellezza, Per Voi Signora, Fili Moda, Rakam, in cui la pittrice realizzava figurini di moda e brevi servizi in cui dava consigli per abbellire la casa o su come sfruttare i vecchi capi durante il difficile periodo della Seconda Guerra Mondiale, Edina Altara realizzò numerose illustrazioni pubblicitarie per case di moda e aziende più o meno note di quell'epoca. Edina, per esempio, realizzò pubblicità per la Borsalino (questa qui sopra), per la Ducati (che realizzò il Raselet, il primo rasoio elettrico italiano), per la Roberts, per la Bemberg, per Favrico, per Ellezeta, per la Roger e Gallet e via dicendo. 

mercoledì 6 maggio 2009

Rex: il fascino della prima classe


Nel 1932, Edina Altara e il marito Vittorio Accornero furono chiamati dalla Società Italia di Genova, in occasione della costruzione del super transatlantico Rex, a illustrare il lussuoso opuscolo pubblicitario della nuova nave. I due artisti realizzarono, con disegni in puro stile decò, un'accurata descrizione della splendida e ricchissima prima classe. Nella collaborazione fra i due artisti, anche dalle illustrazioni di questo menu, emerge come Edina fosse specializzata nel disegno dei personaggi, mentre Accornero, che negli anni successivi fu anche scenografo per la Scala di Milano, si dedicava alla cura degli scenari e dei fondali. Nelle illustrazioni più grandi per il Rex, infatti, si legge la firma Edina - Vittorio Accornero. In quelle più piccole, dove ci sono solo figure, compare soltanto la sigla di Edina: "E.A".
Il fascicolo, per un totale di 36 pagine di grande formato, che in copertina riporta un grande stemma della nave sormontato da corona sabauda in colore oro, fu stampato dalle Officine arti
grafiche Richter & C. di Napoli. Diverse librerie antiquarie e case d'aste di mezzo mondo hanno venduto copie di questo opuscolo, che è stato esposto a Genova, in occasione della mostra "Six wonderful days - Invito al viaggio sulle grandi navi italiane", al Palazzo della Nuova Borsa e al Museo dell'Accademia Ligustica di Belle Arti, dal 12 dicembre 2002 al 16 febbraio 2003.
Nella puntata di Ulisse, condotta da Alberto Angela, in onda su Raitre l'11 aprile 2009, è stato dedicato un servizio al Rex: "Il transatlantico italiano che ha conquistato il nastro azzurro cioè il riconoscimento assegnato alla nave più veloce nella traversata Atlantica. Negli Anni 30 rappresentò l’orgoglio italiano per la supremazia sui mari". Nelle immagini del servizio è stato inquadrato più volte l'opuscolo disegnato da Edina e Vittorio Accornero.
Edina e Vittorio Accornero realizzarono anche i disegni per i menu del Rex, con scene da diverse località italiane, che furono riutilizzati, negli anni successivi, per i menu del Lloyd Sabaudo.

Questo il servizio di Alberto Angela dedicato al transatlantico Rex

martedì 5 maggio 2009

Edina e "Il Giornalino della Domenica"

Le prime illustrazioni di Edina Altara sul Giornalino della Domenica sono comparse nel numero 31 del 1920. Ma di Edina, sul Giornalino di Vamba, si parlò per la prima volta un anno prima. Giuseppe Fanciulli, in un articolo sull'Esposizione d'arte decorativa lombarda pubblicato sul numero 41 del 28 settembre 1919, parlò dei giocattoli di carta di Edina e dei suoi collage. Edina Altara, dal 1920 al 1924, da sola o con il marito Vittorio Accornero de Testa (che firmava Max Ninon), illustrò tredici racconti per il Giornalino e da sola ben due copertine: quella del n. 13 del luglio 1923 "Le Sorelline" e quella del n. 1 del gennaio 1924 "La Bambola Nuova". Nel numero di ottobre del 1921, Gingillino dedica due intere pagine del Giornalino ai giocattoli di carta di Edina. Il fatto eccezionale è che fino al 1921, in otto anni di pubblicazioni, il Giornalino della Domenica aveva dedicato articoli, profili o poesie solo a sette dei tantissimi illustratori. E tra questi c'era, appunto, Edina.
Dal 2 ottobre al 2 novembre 2008 a Bologna, negli spazi espositivi di Casa Saraceni, si è tenuta la splendida mostra "L'irripetibile stagione de Il Giornalino della Domenica" curata da Paola Pallottino. In mostra anche alcune illustrazioni di Edina. Nel catalogo si parla della Altara e della "colonia" di illustratori sardi che collaborò in quegli anni con il Giornalino. In particolare, nella seconda parte del saggio di Piero Pacini: "L'avventura del giornalino: secondo tempo (1918-1924)", si legge: "Edina Altara è la rivelazione di questa seconda stagione: incoraggiata da Giuseppe Biasi, si aggiorna sulla grafica più avanzata ed esplora con intelligenza il colore della Sardegna; ma, anziché puntare esclusivamente all'esuberanza cromatica dei costumi tradizionali e sulla fierezza della sua gente, conferisce una grazia più spigliata alle sue bambine stupefatte, che oscillano come fiori al vento o che sembrano uscite da una fiaba russa".
Nella guida alla mostra, Paola Pallottino scrive a proposito della "Colonia sarda": "Dal 1918 al 1924, capeggiati dal pittore Giuseppe Biasi - che dal 1906 aveva collaborato al Giornalino vincendo il primo concorso per le copertine - una dozzina di artisti sardi, stanziali o emitrati in 'continente', conquistano le colonne del Giornalino. Il primo nucleo è costituito da Edina Altara che, insieme al marito Ninon (V. Accornero de Testa) firmerà molte illustrazioni 'Edina e Ninon' e da Primo Sinòpico (R. Chareun). Entrambi avevano esordito nel 1917 assieme a Biasi in una famosa esposizione sarda al Cova di Milano. Accanto a loro, Remo Branca, Mario Mossa de Murtas Teulada, Carmelo Floris, i fratelli Pino e Melchiorre Melis, Gigi Fadda, Antonio Ballero, Francesco Ciusa e Fabio Lumbau, esprimeranno la modernità del loro déco infondendo ai soggetti folkloristici il fascino della leggenda".

lunedì 4 maggio 2009

Mostra Le Muse in Salotto (2005)



Comunicato stampa di presentazione della mostra
Sassari 31 maggio - 4 settembre 2005

La mostra, promossa dal Comune di Sassari e curata da Giuliana Altea, costituisce un’autentica scoperta: presenta infatti per la prima volta l’opera delle sorelle Altara, artiste il cui talento decorativo si è espresso in vari campi: pittura, illustrazione, scultura, ceramica, arredo, creazione di giocattoli, disegno di tessuti. Grazia, freschezza, eleganza, senso raffinato dell’ornamento sono le qualità che rendono unico il lavoro delle Altara, la cui apparente spontaneità e ingenuità è frutto di una profonda conoscenza della storia delle arti applicate e di un’estrema sensibilità verso le tendenze del gusto contemporaneo, dalle secessioni al Déco, dall’amore surrealista della stravaganza e dell’eccesso al capriccioso eclettismo degli anni Cinquanta.
Nate a Sassari a fine Ottocento, le sorelle arrivano all’arte direttamente dai giochi infantili con forbici, colla e carte colorate. “La loro arte – osserva Giuliana Altea - trova nella casa il suo luogo naturale. Come dimostrano gli appartamenti di Lavinia e Iride, ancora in parte conservati e documentati in mostra, le Altara fanno dell’ambiente domestico il teatro di una continua rappresentazione in cui la quotidianità assume tratti fantastici grazie a mobili-altari, putti in legno, bambole e pupazzi, eccentrici lampadari, baldacchini e tendaggi dipinti.”
Edina esordisce a Milano nel 1916, con stilizzati collage e giocattoli in cartone, lodatissimi dalla critica; comincia quindi la sua carriera di illustratrice Déco a fianco del marito, il disegnatore Vittorio Accornero de Testa, in arte Max Ninon. Separatasi dal marito, si dedica alla moda, alla ceramica e alla decorazione. La sua amicizia con un protagonista dell’architettura e del design come Gio Ponti - paladino, sulle pagine della sua rivista Domus, di una modernità non ascetica né puritana– si traduce in frequenti episodi di collaborazione.
Gli specchi dipinti da Edina ornano i mobili e gli interni disegnati da Ponti, infissi di case private, pareti di negozi, ambienti di transatlantici come l’Andrea Doria, il Conte Grande e il Conte Biancamano.
Nel 1955 è Ponti a segnalare su Domus il debutto di Lavinia nella scultura, con figure in terra cruda di sapore quasi neoromanico. Più tardi Lavinia eseguirà collage e dipinti che rievocano la Sassari della sua infanzia con uno stile ingenuo ma ricco di dettagli, di miracolosa precisione nel riprodurre le fogge della moda del tempo e i piccoli riti sociali della borghesia del tempo. Iride, dal canto suo, realizza bizzarri oggetti in palma intrecciata e in pergamena dipinta, fiori che paiono insetti e che spuntano da conchiglie e cornucopie, e surreali figure in treccia di fili di rame piegata.
Pressoché ignorate dalla storia dell’arte, le sorelle Altara hanno scontato le conseguenze del processo che nella prima metà del Novecento ha portato all’emarginazione delle donne dal campo dell’arte. “Un’emarginazione messa in atto attraverso la separazione fra arte ‘pura’ e arte applicata e la distinzione fra ‘professionisti’ e ‘dilettanti’ – spiega Giuliana Altea -. Le Altara erano relegate in un ambito creativo, quello della decorazione, all’epoca ritenuto inferiore rispetto alla grande arte monumentale; inoltre erano viste come principianti, che non potevano creare arte in modo consapevole ma solo ‘viverla’ istintivamente.
Non a caso, al suo debutto Edina viene acclamata come una ‘primitiva’ che arriva grazie alla sua mancanza di razionalità là dove gli artisti maschi non riescono ad arrivare.” La mostra sassarese, primo riconoscimento per queste artiste di raffinato talento e cultura, si inserisce nel generale risveglio di interesse per la ricerca delle donne nell’arte del Novecento che caratterizza questi ultimi anni.

Il libro Edina Altara di Giuliana Altea


Nel 2005 la casa editrice nuorese Ilisso ha pubblicato un volume, della collana I Maestri dell'Arte Sarda, dedicato a Edina Altara, nel quale si parla anche delle due sorelle Iride e Lavinia. Il libro è scritto Giuliana Altea, critica d'arte, curatrice di mostre e docente di Storia d'arte contemporanea all'università di Sassari. Il volume è stato pubblicato subito dopo la mostra "Le muse in salotto", che si è tenuta nei locali della Frumentaria, a Sassari, in cui sono state esposte numerose opere di Edina Altara e delle sorelle.
Il volume è acquistabile in qualsiasi libreria online, ma è possibile leggerlo in anteprima grazie alla Regione Sardegna, che nel portale Sardegna Cultura ha pubblicato il pdf dell'intero libro.

domenica 3 maggio 2009

Libri per ragazzi illustrati due volte


Edina Altara illustrò numerosi libri per ragazzi a partire dagli Anni 20. A distanza di quasi trenta anni dalla prima edizione le capitò di essere chiamata a illustrare per la seconda volta lo stesso libro. Tra la prima e la seconda versione si possono notare notevoli differenze stilistiche. In particolare, Edina illustrò i libri di Paola Carrara Lombroso "Storia di una bambina e di una bambola" nel 1925 e nel 1952 e "Le fiabe di zia Mariù" nel 1925, assieme al marito Max Ninon (Vittorio Accornero), e nel 1958. Qui di seguito potrete trovare i link per visualizzare tutte le illustrazioni dei quattro libri. Nelle due edizioni degli Anni 50 le copertine furono realizzate da altri artisti. Nell'immagine sopra, la copertina del volume "Storia di una bambina e di una bambola" del 1925.

sabato 2 maggio 2009

Il Libro Giocattoli




Nel 1945 la casa editrice Hoepli di Milano pubblicò un libro per ragazzi tutto da ritagliare: "Il Libro Giocattoli". Pic e Gic progettarono, sui disegni di Edina Altara, una serie di giochi di carta realizzabili semplicemente con un paio di forbici e un po' di colla. Il libro ebbe un notevole successo editoriale, al punto che Gio Ponti ne parlò in modo estremamente positivo sulla prestigiosa rivista di architettura: "Lo Stile".  Secondo Ponti, infatti, l'idea di un libro da ritagliare era "diabolica": una volta "distrutta" la propria copia, i bambini erano portati a chiederne un'altra in regalo ai propri genitori e così via. Il libro, di conseguenza, fu pubblicato in tantissimi esemplari e non è un caso che ancora oggi sia facilissimo trovarne in vendita nelle librerie antiquarie di mezza Italia.
Cliccando sul link si possono vedere tutte le immagini del libro, il manuale di istruzioni per realizzare i giocattoli di carta e una pubblicità dell'epoca proprio sul Libro Giocattoli, apparsa sulla rivista di casa Hoepli "Sapere".

Opere d'arte nella "casa di fantasia" e la pittrice cantastorie

Articolo di Gio Ponti tratto dalla rivista Domus n. 270 del Maggio 1952


Arredare una casa significa, per un architetto, istituire una consuetudine con chi l'abita, una vera collaborazione nel realizzare una espressione di gusto che oltrepassi le necessità d' uso e si estenda ad un fatto di cultura, ad una solidarietà di gusti e di passioni fra cliente ed architetto. È per questo che dopo aver illustrato l'arredamento di casa L. a Milano (pagg. 28 e seguenti), dedichiamo le tre pagine qui successive ad alcune opere d'arte in quella casa raccolte.
Se non li avessimo già tutti pub-blicati, dovremmo qui riprodurre anzitutto i magnifici pezzi ceramici di Guido Gambone di casa L. Crediamo che la più ricca collezione di ceramiche di Gambo-ne sia appunto codesta: è ancora con emozione che ricordiamo lo slancio senza pari della signora L. nell'acquistare, alla sua prima visita alla Mostra di Gambone alla Galleria del Milione almeno la metà dei pezzi esposti, alcuni dei quali monumentali: ricordiamo fra essi quelli che appunto sono stati pubblicati in Domus 255 ed il magnifico pezzo presentato a colori nella copertina stessa di quel fascicolo.
Qui illustriamo anche la deliziosa collezione delle ceramiche di Romano Rui che la signora L. acquistò alla Triennale assieme ai più bei pezzi di Venini, di Orrefors e di Gustavsberg nella bella sezione svedese, di Ruth Bryk e di Tapio Wirkkala nella indimenticabile sezione finlandese, ad alcuni oggetti in metallo di Hagenauer nella sezione austriaca e ad alcune ceramiche di Doccia, del Ferlaro e di Gabbianelli.
Questi pezzi sono l'onore di casa L. e questa passione intelligente e coraggiosa per le nostre arti è davvero esemplare e vorremmo si propagasse, Ma in queste pagine vogliamo dare un rilievo tutto speciale agli specchi dipinti ed all'arte singolare di Edina Altara. In casa L. vi sono di essa gli specchi dipinti dei due comò nella stanza da letto, e quelli delle due bellissime porte qui illustrate.
Il nome e il lavoro di questa pittrice, suffragati da opere particolarmente felici come queste, meritano una estesa segnalazione ed un riconoscimento, in Italia ed all'estero. Questa pittrice, ha una
dote rara di ideazione poetica, che rende affascinanti queste sue composizioni figurative, condotte con una mano ormai sperimentatissima e con colori bellissimi.
Essa appartiene a quegli artisti che sanno disegnare o dipingere soltanto sotto l'impulso propulsore di una narrazione, che determina in loro tutto, forma e colore, assieme alla voglia felice di dipingere: è, la loro, una « ispirazione motivata ». La narrazione di Edina Altara procede con vere invenzioni figurative a volte estremamente singolari: si veda l'ideazione psicanalistica delizio-samente semplice, di Ulisse che « pensa » il cavallo di Troia, cioè nel cavallo è « dentro » lui con questo pensiero, con questa sua immaginazione figurata, ed ancora imprecisa. (Io son morto di gelosia quando ho visto questa «invenzione» bellissima. Essa doveva venire a me! è come mi fosse stata rubata prima che l'avessi. Dovevo pensar io questa cosa! Maledizione!).
Queste ispirazioni della Altara ci incantano per il modo fantastico nel quale l'episodio è trasportato e narrato, anche per come sono chiusamente composte e distribuite in un disegno ed in un colore tutti suoi.
Con una freschezza ed elementarità rare e sorprendenti, Edina Altara ha saputo in queste due porte trasporre in una figurazione nuova perfino quelle leggende mitologiche che tutti conosciamo, e che parrebbero esaurite. (Ma nessun argomento è esauribile dove è poesia ed arte: che è la stessa cosa).
Meravigliosa eternità di tutti i miti, e meraviglioso anche il mito per cui ogni leggenda può rinascere viva e diversa ogni volta che la si riimmagina. Ma questa facoltà di risuscitare le leggende, di ri-fantasticarle, in una loro « evocazione » viva, commossa e composta, fedele e pur sorprendente di novità, è dono raro, è dono di fantasia poetica, è dono interiore. C'è o non c'è. Poeta nascitur.
Vi appassionerà sapere che, a soccorso dei vaghi ricordi di scuola che tutti serbiamo sulla mitologia, Edina Altara s'è riaccesa a queste figurazioni ricorrendo fiduciosa e naturale, direi « artigianescamente» ai testi più semplici e diffusi, ad uno cioè di quei manualetti popolari che del
la mitologia registrano via via con spicce narrazioni, senza retorica alcuna, ma come una cronaca per nulla leggendaria, i fatti meravigliosi. Condotta su questo filo, puro e semplice e non compromesso da « interpretazioni », Edina Altara ha figurato due porte, come certi artigiani han figurato le tavole dei cantastorie. Ma essa è nel medesimo tempo figuratrice e cantastorie.
Riproduciamo, perchè ci piace leggerle, le parole con le quali essa ci informa di cosa si tratta. «La porta della camera rappresenta la storia di Atena, o Minerva. Figlia di Giove è balzata (come vedete) tutta armata dal cervello di lui, dopo che egli ebbe ingoiato (come gli si vede nel petto) la sua prima sposa Metis. (Che bellezza, diciamo noi, quei tipi che facevano come niente cose così!). Atena, deità bellicosa, nacque (e tale la vedete) con l'arme in pugno fra lampi e procelle; oltre alle solite armi (elmo, asta e scudo) essa porta l'egida col Gorgoneo, cioè la pelle della capra Amaltea con in mezzo la testa della Gorgona, la Medusa dalla capigliatura fatta di serpi». «Atena è la dea che dirige gli eserciti agli assalti e ispira i più accorti stratagemmi. Protegge i suoi guerrieri: Ulisse, Achille, Diomede. Ecco in alto Achille combattere e uccidere Pentesilea, la valorosa regina delle Amazzoni, e sotto si vede Ulisse, che alla guerra di Troia si rese famoso per la scaltrezza, mentre va ideando quel cavallo di legno che ebbe per effetto la caduta della città assediata. In basso vedete Diomede, valoroso combattitore di quella guerra, che rapisce il Palladio, statua di legno di Atena, a cui eran legati felicità e benessere di Troia ».
«L'altra porta rappresenta la storia di Bacco o Dionisio, Dio del vino e della viticultura ».
«In occasione d'un viaggio dall'isola di Icaria a quella di Nasso, Dionisio che aveva il mantello di porpora e capelli ricciuti (dopo avere assunto la forma di un bel ragazzo) fu assalito da alcuni pirati tirreni che ideavano di rapirlo e portarlo a vendere in Italia. Ma a un cenno del dio fanciullo cadono i ceppi che l'av-vincono, tralci di vite e rami di edera si avviticchiano intorno all'albero e alle vele della nave e la fermano, ed ecco comparire davanti ai marinai attoniti, leoni e pantere, ond'essi spaventati si buttano in mare e sono trasformati in delfini. Si invaghisce poi, Dionisio, di Arianna e la sposa; ed ecco vedesi il banchetto nuziale fra Ninfe e Fauni. La porta così figurata conduce appunto alla tavola da pranzo».
Molti artisti oggi sembrano aver perso l'udito interiore per ascoltare le voci delle leggende, la possibilità di incantarsene e ricrearle, e la fantasia e la parola per raccontarcele. Sordi ciechi e muti. Sono essi, da uomini, soltanto «dentro» la leggenda del nostro tempo, della nostra cultura, della nostra poesia e ne vengono consumati; non stanno «fuori », da poeti, a raccontarci tutto ancora una volta, tutto di noi di oggi, e come noi oggi siamo d'oggi e nello stesso tempo siamo, nella cultura, antichi ed antichissimi.
Edina Altara, questa donna artista e artigiana, questa donna ingegnosa e immaginosa, questa donna col gusto delle astuzie e malizie intellettuali, e con le virtù elementari, poetiche, bambine e materne ad un tempo, popolari ed auguste, da cantastorie, ora non vorrebbe uscir più — ci dice — dal ritrovato incanto di queste favole, e vorrebbe raccontarcele, dipingendo, tutte, e raccontarci un giorno anche l'antico e il nuovo testamento. Lo aspettiamo; glielo chiediamo. Essa è nata per questo. Essa venne un giorno dalla Sardegna a stupirci con deliziose e maliziose figurazioni fatte di carte colorate ritagliate di getto con le forbici senza disegno e incollate su un cartone: un sistema primitivo, infantile e donnesco, di dipingere. Quella originaria felicità di sintesi le è rimasta quando dipinge i suoi vetri. Ma si lasci fare ad essa, guai a darle noi un tema: si spegne tutto.
Noi attendiamo da essa una esposizione di piccoli specchi dipinti a frammenti di storie; attendiamo una incantevole mostra di questa «cantastorie col pennello», un canzoniere dipinto, e poi torneremo a casa con un nostro episodio, con una sua canzone dipinta, parole e pittura, da riguardare tante volte, come si ascolta tante volte il disco d'una canzone, parole e musica.
Gio Ponti